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Vescicole extracellulari in otorinolaringoiatria: applicazioni diagnostiche e terapeutiche

Vescicole extracellulari in otorinolaringoiatria: applicazioni diagnostiche e terapeutiche

Una revisione narrativa della letteratura ha messo in luce le prospettive diagnostiche e terapeutiche e i limiti attuali delle EV nell’ambito ORL.

In questo articolo

Con il termine extracellular vesicles, ovvero vescicole extracellulari (EV), si indica un gruppo eterogeneo di particelle delimitate da un doppio strato lipidico che vengono rilasciate da numerosi tipi di cellule nei fluidi biologici con lo scopo di trasportare un’ampia varietà di molecole bioattive, come proteine, lipidi, metaboliti e acidi nucleici. 

I diversi tipi di vescicole extracellulari si differenziano per dimensioni e per modalità di formazione, e hanno un ruolo importante come mediatori della comunicazione intercellulare, influenzando processi fisiologici e patologici.

Grazie alla loro capacità di trasportare segnali cellulari specifici, le vescicole extracellulari sono oggetto di interesse per la ricerca in ambito diagnostico e terapeutico in diverse discipline, tra cui l’otorinolaringoiatria. Le prove attualmente disponibili, infatti, per quanto prevalentemente precliniche e derivate da un numero limitato di studi clinici in fase iniziale, supportano la potenziale utilità delle EV in diversi contesti patologici.

Una revisione narrativa recentemente pubblicata su International Journal of Pharmaceutics ha raccolto e analizzato le conoscenze attuali sui meccanismi di funzionamento e sulle applicazioni diagnostiche e terapeutiche delle EV nei disturbi otorinolaringoiatrici.

La ricerca, coordinata da Zohreh Bagher della Iran University of Medical Science, è stata condotta nelle banche dati PubMed, Scopus e Web of Science, selezionando gli studi pubblicati fino a ottobre 2025, con particolare attenzione a quelli realizzati nell’ultimo decennio. 

Meccanismi funzionali

In ambito otorinolaringoiatrico, le vescicole extracellulari hanno dimostrato un ruolo centrale nei processi di rigenerazione e riparazione tissutale attraverso diversi meccanismi: la modulazione dell’infiammazione, la riduzione dello stress ossidativo e la stimolazione della rigenerazione dei tessuti e dell’angiogenesi.

Le EV riducono infatti i livelli di citochine pro-infiammatorie, aumentano quelle antinfiammatorie e regolano specifiche vie di segnalazione cellulare. Inoltre, esercitano un’azione citoprotettiva riducendo lo stress ossidativo, con conseguente diminuzione della produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), un meccanismo particolarmente importante nei disturbi otorinolaringoiatrici, le cui cause sono spesso legate, almeno in parte, a fattori infiammatori cronici o ambientali.

Un’altra proprietà fondamentale delle vescicole extracellulari è la stimolazione dell’angiogenesi, indispensabile per soddisfare le necessità metaboliche del tessuto in fase di rigenerazione.

Nel complesso, quindi, le proprietà immunomodulanti, antiossidanti e pro-rigenerative suggeriscono la possibilità che le EV possano essere utilizzate per il trattamento di patologie otorinolaringoiatriche caratterizzate da infiammazione cronica e deficit riparativi, come l’otite media cronica, l’ipoacusia e le lesioni della mucosa nasale.

Ruolo in ambito oncologico e nelle patologie dell’orecchio interno

Nei tumori del distretto testa-collo, le vescicole extracellulari isolate dalla saliva o dal plasma rappresentano promettenti biomarcatori per la diagnosi precoce, la stadiazione della malattia e il monitoraggio della risposta al trattamento.

Nell’ipoacusia neurosensoriale, le EV, soprattutto se derivate dalle cellule staminali mesenchimali, mostrano proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, neuroprotettive e rigenerative a supporto della riparazione cocleare e neurale.

Alcuni studi, inoltre, indicano un loro possibile ruolo diagnostico e terapeutico nella rinosinusite cronica e nelle disfunzioni olfattive, principalmente attraverso la modulazione della risposta immunitaria e la riparazione delle mucose. 

Studi preclinici suggeriscono anche la possibilità di utilizzare le EV come vettori per sistemi di editing genetico, aprendo prospettive innovative per il trattamento delle sordità genetiche.

Infine, la somministrazione intranasale, utilizzata in alcuni modelli sperimentali, sembra essere una via di somministrazione non invasiva promettente, soprattutto quando i bersagli terapeutici sono il tessuto neurale e la mucosa nasale. 

Limiti e prospettive

Nonostante i risultati incoraggianti di diversi studi, l’applicazione delle vescicole exracellulari nella pratica clinica pone alcune sfide importanti, tra cui la variabilità delle tecniche di isolamento, la difficoltà di produzione su larga scala delle EV e la carenza di studi clinici controllati.

Ricerche cliniche e traslazionali coordinate sono quindi necessarie per superare questi aspetti critici e integrare pienamente le vescicole extracellulari nell’otorinolaringoiatria come strumenti diagnostici e terapeutici.

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