La vertigine residua associata alla vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) si presenta come una sensazione vertiginosa aspecifica, in assenza di vertigine posizionale e di nistagmo, che compare dopo manovre di riposizionamento canalare andate a buon fine.
Le evidenze disponibili in letteratura indicano che la vertigine residua nella VPPB rappresenta una condizione clinicamente rilevante, con una prevalenza stimata tra il 23% e il 70%. Questa ampia variabilità riflette le difficoltà nella diagnosi legate alla mancanza di criteri uniformi e condivisi, ma sottolinea chiaramente come si tratti di una condizione tutt’altro che infrequente. La vertigine residua ha un impatto significativo sulla qualità della vita ed è associata a un aumento della morbilità. Nei pazienti più giovani, il suo effetto non è ancora completamente definito, ma è verosimile che interferisca con le attività quotidiane, determinando anche assenze lavorative. Nei pazienti anziani, invece, è correlata a un aumentato rischio di cadute e alle conseguenti complicanze.
Alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione, la vertigine residua correlata alla VPPB è destinata ad assumere un’importanza clinica sempre maggiore. Per migliorare il riconoscimento dei pazienti a rischio e fornire indicazioni più mirate per la gestione e il monitoraggio del paziente, adattate al singolo caso, un gruppo di ricercatori, coordinato da Nuri Özgirgin del Bayindir Sogutozu Hospital, in Turchia, ha condotto una revisione della letteratura integrata con l’esperienza clinica. Da questo lavoro, pubblicato su Frontiers in Neurology, deriva un’analisi approfondita dei fattori di rischio, una nuova concettualizzazione della vertigine residua e lo sviluppo di un algoritmo decisionale specifico volto a supportare i clinici nell’identificazione dei pazienti affetti da questa condizione.
Fattori di rischio
I principali fattori di rischio associati alla vertigine residua nella VPPB comprendono sia meccanismi periferici, legati al sistema vestibolare dell’orecchio interno, sia meccanismi centrali. Tra i fattori periferici sono stati identificati la possibile persistenza di detriti otoconiali nei canali semicircolari dopo le manovre di riposizionamento, l’invecchiamento, le alterazioni dei livelli di calcio, i disturbi della microcircolazione dell’orecchio interno e un’esecuzione non ottimale delle manovre terapeutiche. Per quanto riguarda i meccanismi centrali, sono stati considerati una compensazione vestibolare incompleta, una lunga durata della VPPB prima del trattamento, la presenza di altre patologie vestibolari e fattori psicologici, come ansia e depressione.
Tutti questi elementi sono stati integrati nello sviluppo dell’algoritmo e a ciascun fattore di rischio è stato assegnato un livello di impatto (lieve, moderato o severo), definito sulla base di una sintesi delle evidenze disponibili in letteratura e dell’esperienza clinica degli autori.
Un nuovo sistema di classificazione
I ricercatori hanno proposto la definizione di due sottotipi di vertigine residua correlata alla VPPB, distinti in base alla modalità di presentazione iniziale, identificati come di tipo 1 e 2.
La vertigine residua di tipo 1 si osserva nei casi in cui la presentazione iniziale è caratterizzata da nistagmo tipico da VPPB, che si risolve dopo una o più manovre di riposizionamento canalare, a cui segue la comparsa di sintomi residui, generalmente al controllo di follow up, entro una o due settimane. La vertigine residua di tipo 2 rappresenta invece una forma che insorge dopo una risoluzione spontanea della VPPB, in presenza di un’anamnesi positiva per VPPB, ma senza una precedente conferma clinica (VPPB soggettiva).
Sebbene le strategie terapeutiche siano in gran parte sovrapponibili, questa distinzione consente una più accurata identificazione dei casi e un monitoraggio più appropriato.
L’algoritmo CLEAR e le prospettive per il futuro
L’algoritmo CLEAR (Clinician-Led Evaluation for Assessment of Residual Dizziness) è stato sviluppato come strumento digitale interattivo “click-through”, un sistema che guida progressivamente il clinico attraverso una sequenza di passaggi, mediante la selezione di opzioni e risposte a quesiti sanitari.
L’obiettivo dell’algoritmo è supportare gli specialisti in otorinolaringoiatria e neurologia nel riconoscimento rapido e nella gestione della vertigine residua associata alla VPPB, consentendo di identificare i pazienti a maggior rischio e di definire un follow up adeguato, al fine di favorire una risoluzione più tempestiva dei sintomi e ridurre la morbilità e l’impatto sulla qualità della vita dei pazienti.
I ricercatori sottolineano infine la necessità di ulteriori studi per validare i fattori di rischio indipendenti della vertigine residua associata alla VPPB e incoraggiano l’utilizzo dell’algoritmo CLEAR in futuri studi prospettici, per consolidarne l’efficacia su basi di evidenza più solide.