/
/
Vertigine parossistica posizionale benigna

Vertigine parossistica posizionale benigna

Condizione vestibolare dovuta a dislocazione degli otoliti nei canali semicircolari, responsabile di episodi vertiginosi di breve durata.

In questo articolo

Ti è mai capitato di girare la testa nel letto e sentire all’improvviso che tutto intorno a te inizia a ruotare, come se stessi su una giostra impazzita? Se la risposta è sì, potresti aver sperimentato un episodio di vertigine parossistica posizionale benigna, nota anche con l’acronimo VPPB. Si tratta di un disturbo dell’equilibrio tanto fastidioso quanto comune, che può comparire all’improvviso e lasciare spaesati.

La VPPB, in inglese chiamata con l’acronimo BPPV (benign paroxysmal positional vertigo) è tra le cause più frequenti di vertigini di origine periferica, cioè che dipendono da un’alterazione dell’orecchio interno. È un problema che colpisce soprattutto gli adulti e gli anziani, con una netta prevalenza tra i 50 e i 70 anni. Le donne sembrano esserne colpite più spesso degli uomini, anche se la scienza non ha ancora compreso del tutto il motivo di questa differenza.

Cos’è la vertigine parossistica posizionale benigna e perché si verifica?

Nel nostro orecchio interno esiste una piccola ma sofisticata struttura chiamata apparato vestibolare, responsabile del senso dell’equilibrio. Questo sistema ci consente di percepire i movimenti del corpo nello spazio e di mantenere la stabilità mentre camminiamo, ci giriamo, ci pieghiamo o ci alziamo. Quando tutto funziona correttamente, non ci accorgiamo nemmeno del suo lavoro. Ma basta un piccolo “intoppo” perché tutto cambi.

Nel caso della VPPB, il problema nasce dal comportamento anomalo di minuscoli cristalli di calcio, detti otoliti o otoconi, che normalmente si trovano in una parte specifica del vestibolo: la macula dell’utricolo e del sacculo. Per varie ragioni – che vedremo tra poco – questi cristalli possono staccarsi e finire nei canali semicircolari, strutture a forma di anello piene di liquido (l’endolinfa) che rilevano i movimenti della testa. La presenza di otoliti in questi canali, dove non dovrebbero stare, crea una stimolazione anomala delle cellule sensoriali, che trasmettono segnali distorti al cervello. Il risultato? La sensazione soggettiva che l’ambiente ruoti anche se siamo fermi.

I sintomi: quando le vertigini si scatenano con un semplice movimento

Chi soffre di vertigine parossistica posizionale benigna riferisce solitamente episodi di vertigine intensa ma di brevissima durata – spesso non più di 30 o 60 secondi – che si scatenano in modo prevedibile ogni volta che la testa cambia posizione in un certo modo.

Le situazioni tipiche in cui può manifestarsi un attacco sono le seguenti:

  • Girarsi nel letto da un lato all’altro;
  • Alzarsi velocemente dalla posizione sdraiata;
  • Chinandosi in avanti, per esempio per raccogliere un oggetto;
  • Guardare verso l’alto, come quando si prende qualcosa da uno scaffale alto.

Durante questi episodi, la persona può percepire che tutto l’ambiente ruota vorticosamente, anche se in realtà tutto è perfettamente fermo. La vertigine è così intensa da costringere chi ne soffre a chiudere gli occhi e restare immobile per qualche secondo.

Spesso, ai giramenti di testa si accompagnano nausea, vomito e una sensazione generale di malessere. Nei casi più seri o se gli episodi si ripetono con frequenza, la qualità della vita può risentirne in modo significativo, interferendo con le attività quotidiane e generando ansia nel timore che un nuovo episodio si verifichi da un momento all’altro.

A differenza di altri disturbi dell’equilibrio – come la malattia di Ménière – la VPPB non è associata a sintomi uditivi. In altre parole, non provoca acufeni né perdita dell’udito, e non causa mal di testa o problemi visivi.

Il sistema vestibolare: un capolavoro in miniatura

Per capire meglio cosa accade con la vertigine parossistica posizionale benigna, vale la pena fare un piccolo viaggio dentro l’orecchio interno.

L’apparato vestibolare è costituito da una parte ossea e una parte membranosa, che ospita:

  • l’utricolo e il sacculo, due sacche piene di endolinfa che contengono gli otoliti;
  • i tre canali semicircolari (anteriore, posteriore e laterale), disposti tra loro in modo perpendicolare per coprire tutti i piani dello spazio;
  • le ampolle, rigonfiamenti dei canali dove si trovano le cellule ciliate sensoriali;
  • l’endolinfa, il fluido che si muove nei canali e trasmette le forze meccaniche;
  • i già citati otoliti, piccoli cristalli di calcio che aumentano la sensibilità ai movimenti lineari e alla gravità.

Quando ci muoviamo, l’endolinfa si sposta all’interno dei canali, stimolando le cellule ciliate. Queste cellule convertono i movimenti in segnali elettrici che viaggiano lungo il nervo vestibolare fino al cervello, dove vengono elaborati per mantenere l’equilibrio.

Nel caso della vertigine parossistica posizionale benigna, però, gli otoliti finiti nei canali semicircolari disturbano questo sistema, provocando una stimolazione ingannevole: il cervello riceve l’illusione di un movimento che non esiste. Questo manda in tilt i meccanismi di controllo dell’equilibrio, scatenando la vertigine.

Il canale semicircolare posteriore è il più spesso coinvolto, mentre il canale anteriore (o superiore) è raramente interessato.

Perché si staccano gli otoliti?

Ma cosa spinge questi minuscoli cristalli a migrare dai loro alloggiamenti naturali? Le cause possono essere molteplici

  • Traumi cranici: soprattutto nei giovani, un colpo alla testa può favorire il distacco otolitico.
  • Infezioni dell’orecchio interno: virus o batteri possono infiammare il labirinto o i nervi vestibolari, alterando la struttura e provocando la migrazione dei cristalli.
  • Otiti medie e infiammazioni dell’orecchio.
  • Degenerazione legata all’età: con l’invecchiamento, le membrane che tengono gli otoliti al loro posto possono indebolirsi.
  • Problemi vascolari, come l’occlusione dell’arteria vestibolare anteriore.
  • Interventi chirurgici sull’orecchio interno.
  • Lunghe degenze a letto o anestesie generali prolungate.
  • Farmaci che possono dare vertigini come effetto collaterale.
  • Malattie vestibolari pregresse, come la malattia di Ménière.

In molti casi, però, la causa resta sconosciuta. Quando non si riesce a individuare un fattore scatenante chiaro, si parla di VPPB idiopatica.

Come si fa la diagnosi?

Riconoscere la vertigine parossistica posizionale benigna è fondamentale, perché la sua gestione è molto diversa da quella di altri tipi di vertigine.

Il primo passo è un colloquio approfondito con il paziente: il medico cerca di ricostruire la dinamica degli episodi, i fattori scatenanti, la durata e la presenza di sintomi associati.

Se il quadro è compatibile, si passa all’esame clinico vero e proprio, che include manovre diagnostiche specifiche. La più conosciuta è la manovra di Dix-Hallpike, che consiste nel far sdraiare il paziente rapidamente con la testa ruotata di lato, per osservare se compaiono vertigine e nistagmo (movimenti rapidi e involontari degli occhi).

Se la manovra scatena i sintomi tipici, la diagnosi di vertigine parossistica posizionale benigna è molto probabile.

Tuttavia, nei casi dubbi o atipici, si possono eseguire test vestibolari aggiuntivi, come il test di Romberg, il test calorico o il test dell’impulso cefalico (Head Impulse Test).

Quando si sospetta un problema neurologico (per esempio, se sono presenti sintomi visivi, motori o sensitivi), può rendersi necessaria una risonanza magnetica o una TAC per escludere patologie del sistema nervoso centrale.

Come si cura la vertigine parossistica posizionale benigna

Contrariamente a quanto si possa pensare, la VPPB non si cura con i farmaci, anche se in alcuni casi possono aiutare a controllare i sintomi.

Il trattamento più efficace è rappresentato dalle manovre liberatorie, ossia una serie di movimenti passivi della testa e del corpo eseguiti dal medico specialista, che aiutano a far uscire gli otoliti dal canale semicircolare e a riportarli nella loro sede naturale.

Le più conosciute sono la manovra di Epley e la manovra di Semont.

Questi semplici movimenti – se ben eseguiti – possono risolvere il problema in una o poche sedute. Tuttavia, non tutti i pazienti sono candidati ideali: alcune condizioni, come gravi artrosi cervicali o patologie cardiovascolari, possono controindicarne l’applicazione.

Durante e dopo le manovre è normale avvertire una riacutizzazione temporanea della vertigine, accompagnata talvolta da nausea. Per questo è consigliabile essere accompagnati e prendersi qualche ora di riposo dopo la procedura.

In casi selezionati, si può fare ricorso a farmaci antiemetici o antistaminici, come metoclopramide, ondansetron, meclizina o betaistina, ma solo per attenuare il malessere e mai come unica terapia.

Si può prevenire la vertigine parossistica posizionale benigna?

Anche se la vertigine parossistica posizionale benigna è un disturbo abbastanza ben conosciuto, purtroppo non esistono strategie sicure e universali per prevenirne l’insorgenza. Questo vale in particolare per i casi cosiddetti idiopatici, in cui la causa non è identificabile. Tuttavia, alcune semplici attenzioni nella vita quotidiana possono aiutare a ridurre il rischio di ricadute, soprattutto nei soggetti che hanno già sperimentato episodi in passato. 

Per esempio, alzarsi dal letto con lentezza, evitando movimenti bruschi del capo, può fare una grande differenza. Anche il modo in cui ci si muove durante il giorno – come chinarsi o ruotare il collo – può influire: mantenere una certa cautela nei movimenti, soprattutto al mattino o quando si è particolarmente affaticati, è spesso una buona abitudine. Inoltre, uno stile di vita sano e ben equilibrato, che includa una corretta idratazione e il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, contribuisce al buon funzionamento dell’apparato vestibolare. E, naturalmente, è sempre importante prestare attenzione ai segnali che il corpo ci invia: se le vertigini iniziano a ripresentarsi, è bene rivolgersi subito a uno specialista, senza aspettare che la situazione peggiori. Intervenire tempestivamente è spesso il modo più efficace per evitare che il disturbo diventi un ostacolo alla qualità della vita.

Convivere con la vertigine parossistica posizionale benigna

In molti casi, la VPPB si risolve spontaneamente entro alcune settimane o mesi. Tuttavia, può anche ripresentarsi nel tempo, con ricadute più o meno frequenti.

Sapere di cosa si tratta, riconoscere i sintomi e affidarsi tempestivamente a uno specialista sono le armi migliori per affrontare questa condizione senza paura. La VPPB può essere fastidiosa e invalidante, ma non è pericolosa, e soprattutto – nella maggior parte dei casi – è curabile con poche semplici manovre.

Diagnosis and management of benign paroxysmal positional vertigo (BPPV). https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/14517129/

Benign paroxysmal positional vertigo: Effective diagnosis and treatment. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36319052/

Benign paroxysmal positional vertigo. https://doi.org/10.1016/j.anl.2022.03.012

Oppure effettua il login