Le vaccinazioni contro patogeni respiratori, oltre a prevenire le relative malattie infettive, possono avere effetti anche su esiti “non target”, riducendo in particolare i ricoveri per infezioni acute delle basse vie respiratorie e, secondo alcuni studi, anche il consumo di antibiotici. È la conclusione di una revisione sistematica con metanalisi guidata da Charlie Holland della Curtin University di Perth, in Australia.
Effetti non specifici dei vaccini respiratori
Le infezioni acute delle basse vie respiratorie (ALRI) continuano a rappresentare un peso sanitario rilevante nei bambini sotto i 5 anni, perché possono essere sostenute da numerosi patogeni, virali e batterici, tra cui i virus influenzali o parainfluenzali, i batteri Streptococcus pneumoniae ed Haemophilus influenzae tipo b (Hib) e il virus respiratorio sinciziale (RSV). Quest’ultimo rappresenta a livello globale l’agente più frequentemente associato alle infezioni acute delle basse vie respiratorie in questa fascia d’età.
La vaccinazione è considerata uno degli strumenti di prevenzione più efficaci contro le ALRI. Accanto agli esiti diretti sui patogeni bersaglio, diversi studi hanno suggerito anche la possibilità di effetti non specifici su altre patologie che non erano destinati a prevenire. Un esempio è rappresentato dal vaccino contro la tubercolosi, che è risultato in grado di proteggere anche da infezioni virali.
Altri effetti “non target” possono riguardare la riduzione dei ricoveri ospedalieri o della somministrazione di antibiotici, che nella pratica clinica vengono spesso prescritti anche se molte infezioni acute delle basse vie respiratorie sono di origine virale, con ricadute sul crescente fenomeno dell’antibioticoresistenza.
Proprio su questi due ultimi aspetti si è concentrata la revisione sistematica con metanalisi pubblicata di recente su BMJ Open.
Che cosa ha analizzato la revisione
Gli studiosi hanno analizzato le ricerche pubblicate fino al 24 gennaio 2024 su diversi database, arrivando a selezionare 20 studi, di cui quattro sono risultati idonei per la metanalisi che è stata condotta su studi relativi alla vaccinazione antinfluenzale in gravidanza e al rischio di ricovero per un’infezione acuta delle basse vie respiratorie nei lattanti sotto i 6 mesi. Dai dati raccolti è stata dimostrata un’efficacia della vaccinazione materna nel ridurre del 21% i ricoveri dei neonati.
Inoltre, molti studi riportano effetti benefici o neutri di diversi vaccini respiratori sui ricoveri ospedalieri di bambini con una diagnosi confermata di infezione. La riduzione maggiore del tasso di ospedalizzazione è stata riscontrata in uno studio caso-controllo condotto in Spagna su bambini ricoverati per influenza ai quali era stato somministrato un ciclo completo di vaccino pneumococcico coniugato (PCV).
Impatto su antibiotici e otite media acuta: cosa emerge (e cosa no)
Tre studi hanno dimostrato l’efficacia di diversi vaccini respiratori nel ridurre le prescrizioni di antibiotici: ad esempio, dai dati raccolti nel Regno Unito è emerso che la somministrazione di un vaccino antinfluenzale vivo attenuato in età prescolare è in grado di assicurare una riduzione delle prescrizioni di amoxicillina fino al 14,5%.
Sul fronte delle otiti, il quadro è meno lineare, in quanto non sono stati rilevati dati statisticamente significativi sull’impatto di diversi vaccini sul rischio di ospedalizzazione per otite media acuta.
Il messaggio finale per la sanità pubblica (e la ricerca futura)
Nel complesso, la revisione conclude che gli effetti “non target” dei vaccini contro patogeni respiratori possono contribuire a ridurre il carico di malattia causato da infezioni acute delle basse vie respiratorie e, potenzialmente, l’uso di antibiotici. Ecco perché anche questi esiti non specifici dovrebbero entrare nella valutazione del valore delle strategie vaccinali e del loro impatto sulla salute pubblica.
Gli autori suggeriscono infine l’importanza di condurre ulteriori studi in particolare sull’impatto delle vaccinazioni contro le infezioni respiratorie sulle prescrizioni antibiotiche, data l’urgenza di contrastare il fenomeno dell’antibioticoresistenza.