Nei pazienti con carcinoma squamoso del distretto testa-collo, il ritardo diagnostico e terapeutico rappresenta un problema clinico rilevante, con un impatto diretto sulla sopravvivenza. Il ritardo può intervenire in momenti diversi del percorso: dalla comparsa dei sintomi alla diagnosi, dalla diagnosi istologica all’avvio del trattamento, oppure nella fase successiva alla chirurgia, quando devono essere iniziate le terapie adiuvanti.
Le cause sono molteplici. Secondo Paolo Boscolo Rizzo, dell’Università di Trieste, intervistato da The ENTologist durante il congresso SIO 2026, da un lato, il paziente può sottovalutare sintomi che si sovrappongono a disturbi cronici già presenti, come faringite o laringite, frequenti nei soggetti fumatori o bevitori. Una nuova sintomatologia può quindi essere interpretata come una semplice riacutizzazione infiammatoria. In alcuni casi, inoltre, il paziente tende a rimandare il consulto medico per il timore di sentirsi attribuire il proprio malessere al fumo o all’alcol. Dall’altro lato, il ritardo può dipendere anche da una mancata identificazione dei sintomi sospetti da parte del medico o da criticità organizzative che posticipano l’inizio del trattamento.
Il rapporto tra ritardo e prognosi è progressivo: non esiste una soglia netta oltre la quale la sopravvivenza peggiora improvvisamente, ma ogni ritardo contribuisce ad aumentare il rischio. È stato stimato che, su circa 25 pazienti che subiscono un ritardo terapeutico, un decesso può essere attribuito proprio a quel ritardo; nell’ambito delle terapie adiuvanti post-chirurgiche, il rapporto può essere ancora più critico. Per questo, il ritardo diagnostico e terapeutico deve essere considerato un fattore prognostico modificabile: ridurlo significa intervenire concretamente sulla mortalità dei tumori testa-collo.