Durante il congresso Conventus Societas ORL Latina, che si è tenuto a Catania, Giancarlo Tirelli, otorinolaringoiatra dell’Ospedale di Cattinara (Trieste), ha proposto un percorso decisionale essenziale per gestire la tumefazione laterocervicale, tema solo apparentemente “banale” ma ad alta criticità clinica.
Il primo snodo è distinguere le forme flogistiche da quelle solide non flogistiche: nelle prime, la priorità è individuare rapidamente la porta d’ingresso dell’infezione e valutare la presenza di sepsi, perché lo scenario può diventare urgente, con rischio di ascesso o fascite e possibile evoluzione verso mediastinite, complicanza ancora gravata da mortalità elevata (circa 30%).
Superata la fase acuta, nelle tumefazioni solide la flowchart inizia con un’accurata ispezione endoscopica delle vie aero-digestive superiori, idealmente supportata da narrow band imaging per evidenziare lesioni mucose non evidenti in luce bianca. Se emerge un sospetto mucoso, la biopsia orienta rapidamente l’iter: in caso di carcinoma, si procede al trattamento chirurgico con contestuale gestione del collo. Se invece l’endoscopia è negativa, il passo successivo è la FNAC eco-guidata; quando la citologia è positiva, l’approccio terapeutico si definisce su T e N, mentre nei casi non dirimenti si aprono strategie differenti (PET in alcuni setting, oppure procedure mirate come tonsillectomia/biopsie selettive per ricerca del primitivo).
Tirelli richiama infine due messaggi chiave: la necessità della diagnosi precoce—una massa di 3 cm può progredire rapidamente verso stadi avanzati—e la rivalutazione delle tumefazioni cistiche, oggi spesso sospette in era HPV, dove può rendersi indicata una biopsia escissionale con frozen section per guidare l’atto terapeutico.