Il reflusso laringofaringeo (RLF) (Laryngopharyngeal Reflux, LPR) è una condizione che interessa il tratto aerodigestivo superiore in seguito al reflusso del contenuto gastroduodenale.
Si manifesta con sintomi spesso subdoli, ma persistenti – tra cui disfonia, sensazione di bolo faringeo, schiarimento della gola, eccesso di muco, tosse postprandiale o posturale – che possono compromettere significativamente la qualità della vita.
Sebbene siano noti diversi fattori predisponenti, il ruolo del disagio psicologico nel determinare o peggiorare il reflusso laringofaringeo sta emergendo come elemento chiave, suggerendo una complessa interazione bidirezionale tra sistema gastrointestinale e salute mentale.
A fare chiarezza su questo problema ci ha pensato uno studio prospettico e controllato realizzato da Maria Rosaria Barillari dell’Università L. Vanvitelli di Napoli. Assieme ai suoi colleghi, la ricercatrice ha esplorato questa interconnessione in un campione italiano di 74 soggetti, suddivisi in un gruppo di 45 pazienti con diagnosi confermata di reflusso laringofaringeo (SG) e 29 controlli sani (CG). La diagnosi di reflusso laringofaringeo è stata rigorosamente definita attraverso un monitoraggio MII-pH delle 24 ore, con supporto clinico-strumentale dato da punteggi elevati all’Indice dei Sintomi di Reflusso (RSI > 13) e al Punteggio di Rilevamento del Reflusso (RFS > 7).
Le dimensioni del disagio psicologico
I risultati hanno mostrato una prevalenza significativa di sintomi quali schiarimento della gola, eccesso di muco e sensazione di corpo estraneo faringeo tra i pazienti con reflusso laringofaringeo.
A livello laringeo, erano comuni l’eritema aritenoideo, l’edema delle corde vocali e l’ipertrofia della commessura posteriore. Tuttavia, ciò che distingue in maniera netta questo studio è l’analisi parallela dei parametri psicologici, condotta attraverso strumenti clinici validati e somministrati in cieco da psichiatri esperti.
Nei pazienti con reflusso laringofaringeo sono emersi punteggi significativamente più elevati in tutte le dimensioni del disagio psicologico esplorate, con particolare rilievo per:
- Ansia (HAM-A): punteggi medi superiori nel gruppo SG rispetto al CG (9.53 vs 6.79; p = 0.025);
- Ansia e depressione combinata (HADS): 9.69 vs 6.21 (p = 0.029), indicativi di un profilo borderline ansioso-depressivo;
- Depressione (HAM-D): valori più prossimi alla soglia clinica nel SG (6.89 vs 4.86; p = 0.01);
- Stress percepito (PSS-10): differenza altamente significativa (21.62 vs 13.90; p = 0.000), rappresentando l’aspetto psicologico più colpito;
- Insonnia (ISI): pur in assenza di significatività statistica, i punteggi del gruppo SG rientravano nell’intervallo dell’insonnia subclinica.
Le correlazioni più rilevanti sono state osservate tra la gravità dei sintomi soggettivi di RLF (RSI) e i punteggi psicologici: in particolare, RSI si correlava con l’insonnia (r = 0.480), la depressione (HAM-D: r = 0.415), l’ansia (HAM-A: r = 0.298) e lo stato ansioso-depressivo (HADS: r = 0.356). Tuttavia, i segni obiettivi di laringite reflussiva (RFS) non presentavano correlazioni con il disagio psicologico, evidenziando una dissociazione tra la percezione soggettiva dei sintomi e la severità dei segni laringei.
Necessario un approccio integrato
Questi risultati delineano un “circolo vizioso” tra reflusso laringofaringeo e disagio psicologico: da un lato, lo stress e l’ansia possono alterare il funzionamento gastroesofageo tramite disfunzione del nervo vago e iperattività simpatica, favorendo episodi di reflusso prossimale; dall’altro, la sintomatologia persistente del reflusso laringofaringeo può innescare o esacerbare stati d’ansia e depressione, soprattutto quando non vi è una chiara spiegazione organica dei sintomi.
Inoltre, si ipotizza un ruolo centrale della disfonia da tensione muscolare (MTD) secondaria, aggravata dalla tensione psichica e tipica nei pazienti reflusso laringofaringeo.
Le implicazioni per la pratica clinica sono molteplici. È essenziale che otorinolaringoiatri, foniatri e medici di medicina generale considerino sistematicamente lo stato psicologico nei pazienti con sintomatologia da reflusso laringofaringeo, in particolare in assenza di risposta alle terapie convenzionali.
L’integrazione di uno screening psicologico può aiutare a individuare precoce ansia, depressione o stress cronico, elementi che compromettono l’aderenza al trattamento e il decorso clinico.
Un approccio terapeutico olistico che includa il supporto psicologico o psichiatrico, accanto a dieta, terapia farmacologica e igiene vocale, potrebbe migliorare gli esiti e la soddisfazione del paziente. La collaborazione interdisciplinare, in particolare con specialisti della salute mentale, si rivela decisiva in questo contesto.
Conclusioni
In conclusione, il reflusso laringofaringeo deve essere considerato una condizione multifattoriale, in cui il disagio psicologico rappresenta un elemento cardine. Solo un modello di cura che superi la frammentazione tra organico e psichico potrà garantire al paziente un percorso realmente efficace e personalizzato.