La sordità rinogena è una forma particolare di perdita dell’udito che non nasce da un problema diretto dell’orecchio interno, ma da un’alterazione del meccanismo che trasmette il suono dall’orecchio esterno fino alla coclea. In altre parole, l’orecchio non è “sordo” perché danneggiato nei recettori o nelle vie nervose, ma perché il suono incontra un ostacolo nel suo percorso meccanico. È una forma di ipoacusia trasmissiva che, nella maggior parte dei casi, si presenta in modo temporaneo e può essere corretta con il giusto trattamento.
Il nome stesso rivela il legame con le vie respiratorie superiori: “rinogena” significa infatti “originata dal naso”. Il problema nasce quasi sempre a seguito di un processo infiammatorio del naso e della gola che si estende fino all’orecchio medio, alterandone il funzionamento. Nella grande maggioranza dei casi, questo avviene per la comparsa di un’otite media secretiva – detta anche catarrale o sieromucosa – una condizione in cui, all’interno della cavità dell’orecchio medio, si accumula un liquido prodotto dall’infiammazione.
Il ruolo chiave della tuba di Eustachio
In condizioni normali, la cavità dell’orecchio medio è ventilata e “protetta” da un meccanismo di drenaggio: la tuba di Eustachio, un piccolo canale che collega l’orecchio medio alla parte posteriore del naso e della gola (rinofaringe). Questa struttura non solo serve a far defluire eventuali secrezioni verso l’esterno, ma ha anche un ruolo essenziale nel mantenere la pressione interna dell’orecchio in equilibrio con quella esterna, così che la membrana timpanica possa vibrare liberamente quando viene colpita dalle onde sonore.
Quando un’infiammazione nasale o faringea coinvolge le mucose del rinofaringe, la tuba può gonfiarsi o ostruirsi. In questo caso, il drenaggio si blocca e nella cassa timpanica si accumula un liquido più o meno denso – il versamento endotimpanico – che riduce la mobilità del timpano e degli ossicini, rendendo il suono ovattato o del tutto assente.
La sordità rinogena può colpire un solo orecchio o entrambi. Nei casi lievi, il calo uditivo è appena percepibile; in quelli più marcati, può interferire con la comprensione delle parole, soprattutto in ambienti rumorosi. Fortunatamente, se trattata in tempo, la condizione è spesso reversibile.
Chi colpisce e perché
Questa forma di ipoacusia può svilupparsi a qualsiasi età, ma presenta due picchi di incidenza: nei bambini e negli anziani. Nei più piccoli, rappresenta la causa più frequente di riduzione dell’udito. Spesso si lega alla presenza di adenoidi ingrossate, che ostruiscono le vie di drenaggio, o ad allergie respiratorie che stimolano una produzione eccessiva di muco. Non a caso, la sordità rinogena pediatrica è più comune nei mesi invernali, quando raffreddori e influenze sono all’ordine del giorno.
Negli adulti e negli anziani, le cause principali sono le infezioni delle prime vie respiratorie – riniti, sinusiti, faringiti, laringiti – e alcune alterazioni anatomiche come la deviazione del setto nasale.
I sintomi che fanno sospettare il problema
Spesso tutto comincia con una sensazione insolita: durante uno sbadiglio, la masticazione o la deglutizione si avverte un leggero crepitio o un rumore acuto dentro l’orecchio. A questo può seguire una riduzione della percezione dei suoni. Il paziente descrive una sensazione di “orecchio chiuso” o di pressione interna, simile a quella provata in aereo durante la fase di atterraggio.
In alcuni casi si associano acufeni, cioè ronzii o fischi persistenti che non provengono da alcuna fonte esterna, o la cosiddetta autofonia, la percezione amplificata della propria voce o del respiro dentro l’orecchio. Più raramente compaiono dolore e vertigini.
Come si arriva alla diagnosi
Il percorso diagnostico inizia di solito con il medico di base, che, di fronte a un sospetto di sordità rinogena, indirizza il paziente all’otorinolaringoiatra. Lo specialista raccoglie l’anamnesi, ossia la storia clinica, e procede con l’otoscopia, esame visivo del condotto uditivo e del timpano.
Per confermare la diagnosi, si ricorre a esami specifici. L’audiometria tonale e vocale serve a quantificare la perdita uditiva e a stabilire se è di tipo trasmissivo. Ma lo strumento più prezioso in questi casi è l’impedenzometria, o timpanometria, che valuta l’elasticità del timpano e il movimento degli ossicini.
Questo esame è particolarmente utile nei bambini: il tracciato che si ottiene, il timpanogramma, può rivelare in modo chiaro la presenza di liquido nell’orecchio medio, tipica dell’otite catarrale, e permette anche di monitorare l’evoluzione nel tempo. Un timpanogramma piatto o con valori di pressione negativi è un segnale forte di disfunzione della tuba di Eustachio.
Se la perdita di udito interessa entrambi gli orecchi, si approfondisce con una valutazione più ampia, cercando eventuali fattori di rischio come esposizione al rumore o uso di farmaci ototossici. In alcuni casi si può arrivare a esami radiologici come la risonanza magnetica o la TAC, mentre nei neonati è previsto lo screening uditivo nei primi giorni di vita, per individuare precocemente eventuali problemi.
La buona notizia: si può curare
La sordità rinogena, nella maggior parte dei casi, non è una condizione cronica. Intervenendo tempestivamente si può recuperare del tutto la capacità uditiva ed evitare complicazioni che, a lungo andare, potrebbero danneggiare in modo permanente l’orecchio medio.
Il trattamento punta a ripristinare la ventilazione dell’orecchio, eliminando l’infiammazione e il liquido accumulato. Se la causa è un’infezione batterica, si ricorre agli antibiotici. Quando il problema è legato a infiammazione e secrezioni dense, si possono utilizzare terapie inalatorie con cortisonici e mucolitici per fluidificare il muco e facilitare il drenaggio.
Un approccio particolarmente interessante è quello delle cure termali. Le acque sulfuree o salsobromoiodiche, grazie alla loro composizione chimica, hanno proprietà fluidificanti, antinfiammatorie e antisettiche. In sede termale si possono effettuare inalazioni, docce nasali micronizzate per liberare le cavità nasali, insufflazioni endotimpaniche per portare direttamente i vapori terapeutici alla tuba di Eustachio, o trattamenti come il politzer crenoterapico vibrato, indicato nei bambini o in chi non può sottoporsi a cateterismo tubarico.
Questi trattamenti non solo aiutano a risolvere l’episodio acuto, ma possono anche essere utili nella prevenzione delle recidive, soprattutto nei bambini predisposti alle otiti catarrali.
In casi più complessi, in cui un ostacolo fisico impedisce il passaggio dell’aria – come un polipo, un’ipertrofia adenoidea o una marcata deviazione del setto nasale – si può valutare l’intervento chirurgico.
Un disturbo fastidioso ma affrontabile
La sordità rinogena è una condizione che può creare disagio, soprattutto nei bambini, dove un calo dell’udito non riconosciuto può influire sul linguaggio e sull’apprendimento. Tuttavia, grazie a diagnosi accurate e terapie mirate, il recupero è quasi sempre possibile. L’aspetto più importante è non trascurare i sintomi, anche se sembrano banali: un “orecchio ovattato” che persiste dopo un raffreddore o una sinusite merita sempre una valutazione, perché dietro può nascondersi proprio questa forma di ipoacusia.