Il Sino-Nasal Outcome Test (SNOT) è uno degli strumenti più utilizzati a livello internazionale per quantificare i sintomi e l’impatto della rinosinusite cronica. Le versioni “statiche”, come lo SNOT-22 e le sue estensioni, prendono in considerazione 22 diversi sintomi fisici, funzionali ed emotivi, ma richiedono al paziente di rispondere a un numero fisso di domande. Ciò può comportare la mancanza di equilibrio tra accuratezza informativa e sostenibilità del questionario: se da una parte un test più lungo può fornire maggiori dettagli, dall’altra può aumentare anche il carico del paziente per la compilazione estesa. L’approccio cosiddetto adattivo, basato sulla item response theory, mira invece a proporre solo le domande più rilevanti in base alle risposte precedenti.
Un gruppo di ricercatori guidato da Selena K. Zhang, del Mass General Brigham di Boston ha quindi analizzato in pazienti con rinosinusite cronica e rinite allergica l’adaptive Sino-Nasal Outcome Test (SNOT), dimostrandone l’utilità nel valutare il carico sintomatologico e gli outcome sia nella pratica clinica sia nella ricerca.
Validazione su oltre mille pazienti
Nella versione analizzata dagli autori dello studio, pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery, l’adaptive SNOT parte da cinque item iniziali — necessità di soffiarsi il naso, starnuti, rinorrea, ostruzione nasale e secrezione nasale densa — e poi si modifica in modo dinamico: i pazienti con sintomi suggestivi di rinosinusite cronica ricevono ulteriori domande sui sintomi nasali; quelli con quadro più compatibile con rinite allergica ricevono item specifici per l’allergia. Infine, nei casi con maggiore carico a livello sinonasale vengono esplorati anche i sintomi otologici e psicologici e gli ambiti relativi al sonno e alla produttività.
La ricerca ha incluso 1.072 pazienti di età pari o superiore a 15 anni che hanno completato l’adaptive SNOT tra gennaio 2024 e agosto 2025. In 70 casi era disponibile anche una TC dei seni paranasali, valutata mediante il Lund-Mackay CT score, utilizzato come misura oggettiva della gravità radiologica.
L’87,8% dei pazienti ha risposto a meno domande rispetto a un test statico standard, confermando il potenziale vantaggio dell’approccio adattivo in termini di efficienza.
Correlazione con imaging, salute generale e risposta alla terapia
Uno degli aspetti centrali dello studio riguardava la capacità dell’adaptive SNOT di distinguere i pazienti con diverso grado di interessamento radiologico. I punteggi relativi al dominio nasale e quelli complessivi hanno permesso di individuare i pazienti con Lund-Mackay CT score inferiore a 5 e quelli con punteggio pari o superiore a 5.
Lo strumento ha inoltre dimostrato un’associazione tra i punteggi dell’adaptive SNOT e le misure relative alla salute fisica, mentale, sociale e globale.
Il test si è dimostrato infine sensibile al cambiamento clinico: nei pazienti trattati con terapia medica o chirurgica e migliorati sul piano clinico, il punteggio medio complessivo è passato da 9,12 a 2,47.
Un supporto per clinica e ricerca, con alcuni limiti
Secondo gli autori, questi risultati supportano l’utilizzo dell’adaptive SNOT come strumento validato per la valutazione dei sintomi e degli outcome nei pazienti con rinosinusite cronica e rinite allergica. Il vantaggio principale è la possibilità di iniziare con una valutazione breve dei sintomi principali e ampliare il questionario solo quando il quadro clinico lo richiede.
Nonostante siano necessari ulteriori studi, nel complesso l’adaptive SNOT si propone quindi come uno strumento agile in contesti clinici e di ricerca per integrare la valutazione sulla gestione della rinosinusite cronica.