Nella rinoplastica di revisione il tema non è solo tecnico: è prima di tutto clinico e comunicativo. Durante il congresso Conventus Societas ORL Latina, che si è tenuto a Catania The ENTologist ha chiesto a Stelio Mocella, specialista in chirurgia plastica e otorinolaringoiatria, di raccontarci il suo approccio ai pazienti che arrivano dopo uno o più interventi eseguiti da operatori diversi, spesso con insoddisfazione persistente o complicanze funzionali ed estetiche.
Il primo passaggio, sottolinea, è distinguere i casi in cui la lamentela è sostenuta da un possibile disturbo dismorfico, che richiede un inquadramento specifico e talvolta il coinvolgimento di psicologo o psichiatra, dai pazienti che presentano reali esiti problematici di chirurgia precedente. In questi ultimi, la revisione è “mai standard”: le cause del fallimento possono essere molteplici e non sempre identificabili con certezza, perciò diventa essenziale rendere il paziente consapevole di obiettivi realistici e limiti dell’intervento. Tra le motivazioni più frequenti della richiesta di revisione compaiono la difficoltà respiratoria post-operatoria, la distorsione della punta e la debolezza cartilaginea con deviazioni della piramide nasale. Nei quadri più complessi, come il naso insellato o i deficit strutturali estesi, la ricostruzione può richiedere innesti di cartilagine auricolare o costale; quest’ultima può essere prelevata dal paziente o provenire da banca dei tessuti. Mocella evidenzia inoltre l’impiego di materiali e tessuti biologici già utilizzati in altre specialità, come ortopedia e neurochirurgia, come supporto nelle procedure ricostruttive del naso.