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Rinite e rinosinusite: un nuovo adattatore nasale può migliorare comfort e aderenza alla terapia

Rinite e rinosinusite: un nuovo adattatore nasale può migliorare comfort e aderenza alla terapia

Un sistema di somministrazione dei corticosteroidi intranasali progettato per migliorare soddisfazione, tollerabilità e aderenza terapeutica nei pazienti con rinite allergica e rinosinusite cronica.

In questo articolo

La rinite allergica e la rinosinusite cronica sono patologie infiammatorie delle vie aeree superiori ad elevata prevalenza, caratterizzate da un’infiammazione persistente della mucosa nasale e da un significativo impatto sulla qualità di vita dei pazienti e sui sistemi sanitari. 

La gestione di queste condizioni richiede spesso un trattamento antinfiammatorio a lungo termine, comunemente basato sull’impiego di corticosteroidi intranasali. Nonostante la comprovata efficacia di tali farmaci, l’esperienza sensoriale spiacevole associata all’utilizzo degli spray nasali convenzionali, caratterizzata da effetti indesiderati quali gocciolamento retronasale e irritazione nasale, rappresenta uno dei principali ostacoli all’aderenza terapeutica e di conseguenza al controllo ottimale dei sintomi. 

Per rispondere all’esigenza di migliorare la tollerabilità del trattamento, la soddisfazione dei pazienti e l’aderenza terapeutica a lungo termine, un gruppo di ricercatori neozelandesi, coordinato da Richard Douglas della The University of Auckland, ha sviluppato un nuovo adattatore nasale compatibile con un inalatore predosato (metered-dose inhaler, MDI), progettato per erogare il farmaco sotto forma di una nebulizzazione fine, costituita da particelle che si muovono a una velocità inferiore rispetto a quelle generate dagli spray nasali convenzionali. Questa modalità di somministrazione ha l’obiettivo di ridurre il disagio e gli effetti indesiderati associati alla terapia intranasale migliorando comfort, soddisfazione e, potenzialmente, aderenza dei pazienti al trattamento.

Per confrontare il nuovo dispositivo con lo spray nasale convenzionale in termini di soddisfazione, aderenza terapeutica e preferenza dei partecipanti e per valutarne l’efficacia nel controllo dei sintomi, sono stati condotti due studi prospettici, monocentrici, in aperto e con disegno crossover, i cui risultati sono stati pubblicati su Clinical Otolaryngology. 

Studio crossover: confronto tra due sistemi di somministrazione

I due studi hanno coinvolto, rispettivamente, 16 partecipanti affetti da rinite allergica e 16 pazienti con rinosinusite cronica precedentemente sottoposti a chirurgia endoscopica funzionale dei seni paranasali. 

Dopo un periodo iniziale di washout di una settimana, i partecipanti hanno utilizzato per tre settimane il nuovo dispositivo o lo spray nasale convenzionale per la somministrazione di fluticasone. Entrambi i dispositivi garantivano una dose equivalente di farmaco, pari a circa 150 μg al giorno per narice. Dopo una seconda settimana di washout, i partecipanti hanno utilizzato l’altro dispositivo per ulteriori tre settimane.

Al termine di ciascun periodo di trattamento sono state valutate la soddisfazione, la probabilità di aderire al trattamento e la preferenza dei partecipanti rispetto ai due dispositivi, mediante una versione adattata del Clinical Trial Patient Preference Questionnaire (CTPPQ). Il controllo dei sintomi è stato invece valutato mediante questionari specifici e validati: il Total Nasal Symptom Score (TNSS) nei partecipanti con rinite allergica e il Sino-Nasal Outcome Test-22 (SNOT-22) nei pazienti con rinosinusite cronica.

I risultati dello studio

I risultati hanno evidenziato una maggiore soddisfazione nei confronti del nuovo dispositivo rispetto allo spray convenzionale, sebbene nei partecipanti con rinite allergica la differenza non abbia raggiunto la significatività statistica. Il nuovo dispositivo ha comunque  ottenuto punteggi migliori e una minore variabilità in tutti i domini relativi agli effetti collaterali, indicando una maggiore tollerabilità.

Risultati favorevoli sono emersi anche per quanto riguarda la propensione all’aderenza terapeutica: nella coorte con rinosinusite cronica, 13 partecipanti su 16 (81%), si sono dichiarati molto propensi a utilizzare il nuovo dispositivo. Anche nei partecipanti con rinite allergica è stata osservata una maggiore propensione all’utilizzo di questo dispositivo rispetto allo spray standard, sebbene la differenza non sia risultata statisticamente significativa. In entrambe le coorti, 11 partecipanti su 16 (69%), hanno espresso una preferenza per il nuovo dispositivo.

Per quanto riguarda il controllo dei sintomi, entrambi i dispositivi hanno determinato un miglioramento rispetto ai valori basali: nei partecipanti con rinite allergica, il punteggio medio TNSS si è ridotto da 6,5 a 3,2 dopo tre settimane di trattamento con il nuovo dispositivo, con una diminuzione di 3,3 punti, mentre con lo spray standard è diminuito da 6,3 a 3,4, con una riduzione di 2,9 punti. In entrambi i casi, tuttavia, il miglioramento è rimasto al di sotto della soglia di rilevanza clinica, fissata a 3,6 punti. Nei pazienti con rinosinusite cronica, invece, il punteggio medio SNOT-22 si è ridotto da 23,8 a 15,1 con il nuovo dispositivo, con un miglioramento di 8,7 punti, valore molto vicino alla soglia di rilevanza clinica di 8,9 punti. Con lo spray standard, il punteggio è diminuito da 24,9 a 19,3, con una riduzione di 5,6 punti, inferiore alla soglia di significatività clinica.

Conclusioni e prospettive future

Nel complesso, i risultati mostrano maggior soddisfazione e aderenza terapeutica e una preferenza per il nuovo dispositivo, soprattutto nei pazienti con rinosinusite cronica. Sebbene entrambi i dispositivi abbiano migliorato i sintomi, il nuovo adattatore potrebbe rappresentare una valida alternativa agli spray nasali tradizionali, grazie alla possibilità di ridurre gli effetti indesiderati legati alla somministrazione e favorire una maggiore aderenza al trattamento. Tuttavia, il numero limitato di partecipanti e la breve durata dello studio non consentono di trarre conclusioni definitive. Saranno quindi necessari studi più ampi e di maggiore durata per confermare questi risultati e valutare più nel dettaglio l’efficacia del nuovo dispositivo.

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