Uno studio retrospettivo condotto su una vasta coorte di pazienti pediatrici negli Stati Uniti ha evidenziato che la mancata prescrizione di oppioidi dopo adenotonsillectomia (AT) non si associa a un aumento del ricorso ai servizi sanitari post-operatori, come chiamate al triage infermieristico o visite in pronto soccorso, nella popolazione generale e nei bambini di età superiore ai 5 anni.
Tuttavia, nei bambini tra 3 e 4 anni, l’assenza di oppioidi è risultata associata a un maggior numero di chiamate telefoniche generiche, non direttamente legate a dolore o disidratazione.
Lo studio è stato pubblicato sull’American Journal of Otolaryngology – Head and Neck Medicine and Surgery ed è firmato da Tae Ho Koh (Università dell’Alabama a Birmingham) e Amy S. Whigham (Vanderbilt University Medical Center).
Adenotonsillectomia e dolore post-operatorio
L’adenotonsillectomia è una delle procedure chirurgiche ambulatoriali più eseguite in età pediatrica negli Stati Uniti. Le indicazioni comuni includono apnea ostruttiva del sonno (OSA), disturbi respiratori del sonno (SDB) e tonsilliti ricorrenti.
Il dolore post-operatorio, che può includere odinofagia e otalgia, è tipicamente presente fino a due settimane dopo l’intervento.
Alla luce dei rischi associati all’uso di oppioidi, in particolare la depressione respiratoria nei bambini con OSA/SDB, le linee guida raccomandano regimi analgesici multimodali non oppioidi. Tuttavia, le pratiche di prescrizione variano significativamente.
Lo studio ha analizzato se la limitazione degli oppioidi incida sull’utilizzo dei servizi sanitari come indicatore indiretto del controllo del dolore.
L’analisi retrospettiva ha incluso 699 pazienti tra i 3 e i 18 anni sottoposti ad AT tra dicembre 2015 e marzo 2017 in un centro accademico terziario. Sono stati esclusi i pazienti <3 anni, sempre ricoverati dopo l’intervento, e quelli con sindromi genetiche o comorbidità cardiovascolari.
I pazienti sono stati stratificati in tre gruppi: bambini piccoli (3–4 anni), bambini (5–12 anni), adolescenti (≥13 anni). A tutti sono stati raccomandati paracetamolo e ibuprofene; alcuni hanno ricevuto anche una prescrizione di oppioidi. L’utilizzo dei servizi sanitari entro 30 giorni è stato valutato tramite il numero di chiamate al triage infermieristico (totali e relative a dolore/disidratazione) e visite al pronto soccorso, considerati indicatori indiretti di gestione del dolore. Le informazioni sono state ricavate dalle cartelle cliniche elettroniche.
Risultati
Della coorte totale, l’83,5% (584 pazienti) ha ricevuto una prescrizione di oppioidi, mentre il 16,5% (115) no. Le indicazioni principali per l’AT erano ipertrofia adeno-tonsillare (91%), OSA (63,8%) e tonsillite cronica (33,5%).
Nel complesso, non sono state riscontrate differenze significative nell’uso dei servizi sanitari tra i gruppi con e senza prescrizione di oppioidi, sia per chiamate telefoniche (totali e specifiche) che per accessi in pronto soccorso.
Età e provenienza etnica
Tra i bambini di 3–4 anni, l’assenza di prescrizione di oppioidi era associata a un numero significativamente più elevato di chiamate telefoniche generiche (p = 0,049).
Queste non erano legate a dolore o disidratazione, ma piuttosto a richieste di chiarimenti sulle istruzioni post-operatorie o altre preoccupazioni generiche. Non si sono osservate differenze significative nelle chiamate specifiche per dolore/disidratazione né nelle visite al PS.
Nei bambini dai 5 ai 12 anni e negli adolescenti ≥13 anni, non sono emerse differenze significative nell’utilizzo dei servizi sanitari in base alla prescrizione di oppioidi.
I pazienti bianchi hanno effettuato un numero significativamente maggiore di chiamate telefoniche totali (p = 0,0183), nonché di chiamate specifiche per dolore o disidratazione (p < 0,001), rispetto ad altri gruppi etnici. Non sono state osservate differenze significative nei tassi di accesso al pronto soccorso tra i gruppi etnici.
Considerazioni cliniche
Questi risultati confermano che la riduzione delle prescrizioni di oppioidi dopo AT non compromette il controllo del dolore né comporta un maggior ricorso ai servizi sanitari, fatta eccezione per i bambini più piccoli. Per questi ultimi, l’incremento delle chiamate telefoniche generaliste sembra riflettere un bisogno di maggiore supporto informativo per i caregiver, più che una reale inadeguatezza del controllo del dolore.
L’analisi suggerisce inoltre che regimi non oppioidi possono essere efficaci e sicuri nella maggior parte dei casi. Le differenze etnico-raziali osservate nel ricorso al triage telefonico pongono l’attenzione su possibili barriere culturali o informative, sottolineando la necessità di interventi educativi mirati per garantire equità nell’accesso e nell’utilizzo dei servizi sanitari.
Tra i limiti principali dello studio vi sono la natura retrospettiva, la possibile incompletezza dei dati, e la mancanza di informazioni sull’effettiva assunzione dei farmaci prescritti o da banco. Inoltre, la scelta di utilizzare chiamate e accessi in PS come indicatori del controllo del dolore può non riflettere fedelmente l’esperienza soggettiva dei pazienti. Essendo condotto in un singolo centro, i risultati potrebbero risentire di pratiche locali.
Saranno necessari studi prospettici controllati per documentare accuratamente la gestione del dolore post-operatorio in età pediatrica, includendo anche la valutazione diretta del dolore e l’aderenza terapeutica, al fine di ottimizzare le linee guida future.