In questa intervista esclusiva a Nicola Quaranta, direttore dell’otorinolaringoiatria al Policlinico di Bari, spiega come la presbiacusia rappresenti oggi una sfida clinica sempre più rilevante, non solo per l’impatto sulla capacità uditiva dell’anziano, ma anche per le possibili conseguenze cognitive e relazionali legate a una diagnosi tardiva o a un mancato trattamento.
Nell’intervista viene sottolineato come molti pazienti anziani tendano inizialmente a negare il problema uditivo e, proprio per questo, arrivino con ritardo all’attenzione del medico o dell’audioprotesista.
La perdita uditiva nell’anziano può manifestarsi in modi diversi. In alcuni casi riguarda soprattutto la “quantità” di udito, quindi una riduzione percepibile della capacità di sentire. In altri casi, invece, interessa la “qualità” dell’ascolto: il paziente sente ancora relativamente bene, ma fatica a comprendere il parlato, soprattutto in ambienti rumorosi. Entrambe le condizioni possono contribuire, nel tempo, a un peggioramento della qualità di vita e a una maggiore rapidità di comparsa di disturbi cognitivi.
Per questo motivo, la diagnosi precoce e l’avvio tempestivo di un trattamento rappresentano obiettivi centrali nella gestione della presbiacusia. Accanto alla valutazione audiologica tradizionale, emerge però la necessità di considerare anche aspetti finora meno esplorati, come la qualità di vita del paziente, la soddisfazione rispetto al trattamento e il reale miglioramento funzionale ottenuto nella quotidianità.
Quaranta richiama quindi due priorità per la pratica clinica: anticipare l’identificazione e la presa in carico del disturbo uditivo nell’anziano e sviluppare strumenti, possibilmente oggettivi, in grado di misurare in modo più completo i benefici del trattamento, andando oltre il solo dato audiometrico.