Durante il 47° Congresso della Societas ORL Latina, tenutosi a Catania a novembre 2025, The Entologist ha chiesto a Domenico Di Maria, otorinolaringoiatra e direttore dell’Unità Operativa di ORL dell’Azienda Ospedaliera San Pio di Benevento, di parlarci di una condizione spesso sottovalutata: la rinosinusite cronica con poliposi nasale.
Molti pazienti arrivano in ambulatorio per ostruzione nasale e riduzione/assenza di olfatto e gusto, senza sapere che questi sintomi possono dipendere dalla presenza di polipi nasali, formazioni benigne che occupano la cavità nasale e ostacolano il passaggio dell’aria e delle particelle odorose verso l’area olfattiva. È una patologia infiammatoria di competenza ORL che, spiega Di Maria, riguarda circa il 2–4% della popolazione, e che può associarsi a comorbidità come asma e dermatite atopica, oltre a forme legate a sensibilità ad antinfiammatori (come i salicilici), all’interno di un quadro immunologico definito infiammazione di tipo 2 (Th2), con coinvolgimento degli eosinofili.
Sul piano diagnostico, l’approccio combina la valutazione clinica con endoscopia nasale (per visualizzare direttamente i polipi) e TC del massiccio facciale, utile per inquadrare anche il coinvolgimento dei seni paranasali. Di Maria ripercorre poi l’evoluzione terapeutica degli ultimi decenni: dal passaggio dalla chirurgia a cielo aperto alla moderna chirurgia endoscopica rinosinusale, eseguita attraverso le cavità nasali con ottiche e micro-strumenti per rimuovere i polipi e ripristinare ventilazione e drenaggio dei seni. Accanto alla chirurgia, anche la terapia medica si è trasformata: dopo i corticosteroidi sistemici e poi topici, dal 2020 sono disponibili i farmaci biologici, terapie a bersaglio che bloccano specifiche citochine coinvolte nel mantenimento dell’infiammazione, favorendo il controllo della malattia e, in alcuni casi, la regressione della poliposi.
Il punto centrale, sottolinea Di Maria, è gestire una patologia cronica e recidivante: per i pazienti più gravi e con comorbidità, i biologici possono affiancare la chirurgia in un percorso personalizzato, con l’obiettivo di mantenere nel tempo i risultati clinici—respirare meglio, recuperare olfatto e gusto—riducendo il rischio di nuove recidive. La sfida attuale, conclude, è definire indicazioni precise: la terapia biologica è un’opportunità potente, ma non sostituisce la chirurgia e va utilizzata in centri specializzati, in grado di offrire sia l’opzione endoscopica sia l’accesso appropriato ai biologici per i pazienti candidabili.