La petrosectomia totale è una tecnica chirurgica storica, descritta negli anni Settanta da Ugo Fisch, che oggi continua a trovare spazio in indicazioni selezionate e in parte rinnovate. Ce ne parla Giuseppe De Donato, otorinolaringoiatra dell’Università Tor Vergata di Roma, facendo il punto sulle modifiche tecniche introdotte negli anni e sulle nuove prospettive di utilizzo, in particolare nell’ambito della riabilitazione uditiva.
Dal punto di vista tecnico, uno degli aspetti centrali riguarda la chiusura del condotto uditivo esterno a cul-de-sac. Su questo punto, spiega De Donato, vi è accordo sull’utilità di un rinforzo interno mediante ribaltamento della cartilagine, utile non solo nei casi in cui sia presente liquor nella cavità, ma anche per ridurre il rischio di riapertura del condotto e di successiva formazione di colesteatoma. Questo aspetto assume particolare rilevanza quando nella stessa sede è presente o viene posizionato un impianto cocleare.
Accanto alle indicazioni classiche, come fratture trasverse della rocca petrosa, cavità radicali plurioperate con otorrea persistente e tumori dell’orecchio medio o della mastoide, emergono oggi nuove possibilità legate alla riabilitazione funzionale. Dopo la rimozione della patologia, nei pazienti con via ossea conservata può essere considerato l’impiego di protesi a conduzione ossea, passive o attive; nei casi di sordità completa, invece, l’impianto cocleare può permettere di restituire funzione uditiva a un orecchio reso sordo dalla malattia. Una tecnica complessa, quindi, che non mira solo al controllo definitivo della patologia, ma anche al recupero della qualità di vita del paziente.