Nella video intervista registrata durante il congresso Conventus Societas ORL Latina (Catania, novembre), Giulio Cesare Passali, otorinolaringoiatra del Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, racconta perché l’olfatto resta un campo di ricerca e di clinica in continua evoluzione: nonostante i progressi degli ultimi decenni, non conosciamo ancora con precisione come i recettori olfattivi interagiscano con le molecole odorose e come il sistema nervoso integri questi segnali, anche nelle loro connessioni con gusto, mente e stato emotivo.
Passali descrive un filone di studio che mette in relazione la funzione olfattiva con patologie neurodegenerative – come malattia di Parkinson e Alzheimer, oltre alla corea di Huntington – dove il danno olfattivo può avere un ruolo indicativo rispetto alla gravità del quadro clinico. Accanto a questo versante, l’intervista richiama il potenziale della stimolazione olfattiva anche in persone sane, con possibili effetti su percezione del dolore cronico, punteggi di questionari sulla depressione e condizioni come le sindromi emicraniche.
Il focus principale è però la ricerca condotta dal gruppo del Gemelli in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli: l’obiettivo è registrare e soprattutto analizzare, tramite un algoritmo dedicato, le onde cerebrali all’elettroencefalografia durante stimolazione olfattiva. Se gli studi EEG-olfatto risalgono già agli anni ’60, oggi – spiega Passali – strumenti software più avanzati, machine learning e intelligenza artificiale potrebbero rendere l’analisi dei segnali più chiara e interpretabile, aprendo la strada a una diagnostica più “misurabile”. L’ambizione è arrivare a una stima del “soglia olfattiva” e a una valutazione meno dipendente dai test soggettivi basati sul racconto del paziente. Infine, l’intervista accenna a possibili applicazioni in ambito di accettabilità di prodotti e farmaci: comprendere la componente edonistica (piacevolezza, disgusto, irritazione) associata agli odori potrebbe supportare anche scelte di formulazione, ad esempio per migliorare la palatabilità dei medicinali in età pediatrica.