I carcinomi squamosi del distretto cervico-cefalico rappresentano l’ottava neoplasia più diffusa nel mondo. Se si considerano tutte le sedi, cioè il cavo orale, l’orofaringe, l’ipofaringe e la laringe, si contano circa 770mila nuovi casi e 380mila decessi ogni anno per queste neoplasie.
Accanto ai fattori di rischio già noti – tra cui fumo, alcol, infezione da HPV — gli studi hanno ipotizzato un ruolo per l’inquinamento atmosferico, la scarsa igiene orale e le variazioni nelle concentrazioni ematiche di metalli pesanti.
Per quanto riguarda in particolare quest’ultimo elemento, sono emerse difficoltà e incertezze nella valutazione dovute a fattori di confondimento come la dieta e la composizione dell’acqua, che possono influenzare le concentrazioni ematiche dei metalli pesanti. Un’altra possibilità da considerare nello studio dei livelli di questi elementi è la possibile causalità inversa, che si può verificare quando il processo patologico influenza l’assorbimento, il metabolismo o l’eliminazione dei metalli da parte dell’organismo.
Strumenti genetici per valutazioni più accurate
Per valutare in modo più accurato le associazioni causali tra l’esposizione ai metalli pesanti e gli esiti di salute, un gruppo di ricercatori, afferenti a diversi centri nel Regno Unito, guidato da Benjamin Clay della University of Cambridge, ha utilizzato la randomizzazione mendeliana.
La ricerca, pubblicata su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery, ha puntato l’attenzione sul manganese, un metallo essenziale per diversi processi biologici, la cui concentrazione nel sangue è regolata da due trasportatori: SLC39A8, che facilita l’assorbimento intestinale ed epatico, e SLC30A10, che geverna l’escrezione biliare di questo metallo.
Gli autori dello studio hanno applicato la randomizzazione mendeliana a due campioni per verificare se le variazioni geneticamente determinate del livello di manganese nel sangue fossero correlate in modo causale al rischio di tumori del distretto cervico-cefalico. E l’analisi si è concentrata su due varianti genetiche (rs13107325 e rs6541114), che erano state correlate in modo specifico ai livelli di manganese nel sangue.
Le associazioni genetiche con le neoplasie provenivano da un’ampia metanalisi multietnica comprendente oltre 38.000 controlli sani e più di 14.000 casi complessivi tra le quattro sedi tumorali considerate: 5.596 pazienti con carcinoma del cavo orale, 3.685 con carcinoma dell’orofaringe, 898 con carcinoma dell’ipofaringe e 4.409 con carcinoma della laringe.
Cosa dicono i risultati
L’analisi dei dati ha messo in luce un’associazione statisticamente significativa tra l’incremento della concentrazione di manganese nel sangue e un rischio aumentato di sviluppo di carcinoma squamoso del cavo orale e dell’orofaringe HPV-positivo.
I legami con il carcinoma squamoso dell’orofaringe HPV-negativo, dell’ipofaringe e della laringe mostravano un trend positivo analogo, ma non hanno raggiunto la significatività statistica.
Questi risultati rafforzano dunque l’interesse verso il ruolo dei metalli pesanti nello sviluppo delle neoplasie delle vie aeree e digestive superiori, in particolare nei contesti occupazionali a rischio.
Gli autori sottolineano inoltre l’importanza di condurre ulteriori studi anche in popolazioni di lavoratori esposti al manganese, per tradurre queste evidenze genetico-epidemiologiche in strategie di prevenzione mirate.