C’è un momento, nella storia di molte perdite uditive lievi o moderate, in cui il problema è abbastanza presente da rendere faticose le conversazioni, ma non ancora “abbastanza grave” – nell’immaginario di chi ne soffre – da giustificare un apparecchio acustico tradizionale.
È una fase delicata: l’udito cala, soprattutto nel rumore, aumenta lo sforzo di ascolto e spesso si comincia a rinunciare a situazioni sociali impegnative. È anche la fase in cui tecnologie meno visibili e più “naturali” potrebbero fare la differenza nell’aderenza e nell’accettazione.
È in questo spazio che EssilorLuxottica colloca i Nuance Audio Glasses, una soluzione acustica open-ear integrata in smart glasses, destinata ad adulti con perdite uditive da lievi a moderate. L’azienda ha annunciato nuovi risultati clinici provenienti da due studi condotti presso la Western University (Canada) e i National Acoustic Laboratories (NAL, Australia), presentati per la prima volta in Europa alla fine del 2025 durante la 69ª edizione del Congresso EUHA (European Union of Hearing Aid Acousticians) a Hannover, all’interno del programma accademico ufficiale.
Dal laboratorio alla vita reale: perché contano due “prove” diverse
Quando si valuta un dispositivo per l’udito, i risultati possono cambiare molto a seconda del contesto. I test in laboratorio permettono di misurare con precisione “quanto” migliora la comprensione del parlato in condizioni controllate, come la presenza di un rumore competitivo calibrato. Ma la vita reale è un’altra cosa: ambienti complessi, interlocutori multipli, distrazioni, fatica mentale che si accumula. Per questo è interessante che, nel racconto proposto dall’azienda, i dati si distribuiscano lungo un percorso che va dalle misure strumentali alla percezione soggettiva di beneficio in scenari quotidiani, passando per la preferenza d’uso quando la situazione si fa davvero difficile.
A presentare i risultati è stata la dott.ssa Tami Harel, Chief of Audiology di Nuance Audio, nella sessione intitolata “Clinical Efficacy of Open-Ear Hearing Aid Glasses”. Il messaggio, esplicitato anche nelle dichiarazioni riportate nel comunicato, è che le persone tendono a preferire l’uso degli occhiali soprattutto nelle conversazioni importanti ma rumorose: proprio il punto critico di chi ha una perdita lieve-moderata e fatica a “tenere il filo” quando l’ambiente acustico si complica.
Studio canadese: comprensione del parlato e fatica di ascolto
Nel lavoro della Western University, i Nuance Audio Glasses sono stati valutati in condizioni di rumore “controllate ma realistiche”, progettate per simulare ambienti di ascolto quotidiani. Secondo quanto riportato, i risultati indicano un incremento fino al 29% nella comprensione del parlato in situazioni acustiche impegnative, rispetto alla condizione senza dispositivo, misurato con un test di parlato continuo (Continuous Speech Test) in parlato competitivo a 0 dB e −3 dB di rapporto segnale/rumore (SNR). Lo studio è descritto come prospettico e include 21 partecipanti.
Oltre al “quanto capisco”, c’è un secondo elemento che spesso pesa moltissimo nella qualità di vita: quanto mi costa capire. Nel comunicato si parla infatti di una riduzione significativa dello sforzo di ascolto, misurato tramite scale standardizzate (con riferimento a Johnson et al., 2015), dopo ciascun passaggio del test in parlato competitivo. È un punto importante perché, nella pratica clinica, non è raro che i pazienti descrivano l’ascolto nel rumore non solo come “peggiorato”, ma come una forma di affaticamento che limita la partecipazione sociale, soprattutto a fine giornata.
Studio australiano: un guadagno in SNR e benefici già dopo tre ore
Il secondo studio, condotto dai National Acoustic Laboratories (NAL), aggiunge un tassello che va oltre la performance misurata: include anche un utilizzo reale di breve durata sotto supervisione. Sul fronte dei test di laboratorio, viene riportato un miglioramento clinicamente significativo della comprensione del parlato nel rumore, quantificato in 3,48 dB di SNR rispetto alla condizione senza dispositivo, usando un test Speech-in-Noise (SIN) con frasi BKB adattive e misurazione alla soglia di ricezione del parlato del 50% (SRT50). Anche qui si tratta di uno studio prospettico, con 20 partecipanti.
Ma sono soprattutto i dati “di esperienza” a catturare l’attenzione. Dopo sole 3 ore di utilizzo in contesti quotidiani, il 70% dei partecipanti ha riportato un beneficio nella comunicazione, misurato con una versione modificata e ancorata a scenari dell’International Outcome Inventory for Hearing Aids (IOI-HA). Inoltre, l’84–95% avrebbe raggiunto i principali obiettivi comunicativi definiti dai partecipanti stessi (scala COSI, Client-Oriented Scale of Improvement, in versione modificata), sempre dopo circa tre ore di utilizzo in ambiente reale sotto supervisione audiologica. Un altro punto interessante è la crescita della preferenza per l’uso degli occhiali all’aumentare della complessità dell’ambiente acustico, rilevata con misure ecologiche momentanee (EMA) durante una passeggiata in condizioni reali, confrontando ascolto con e senza dispositivo mentre si seguiva un parlante dal vivo.
Cosa significano questi risultati per ORL e audiologia
Nel complesso, EssilorLuxottica propone un’interpretazione coerente: miglioramenti misurabili in laboratorio che si traducono in beneficio percepito e, soprattutto, in una scelta d’uso quando “serve davvero”. Non è un dettaglio, perché la storia degli ausili uditivi è anche una storia di adozione: molte soluzioni funzionano in teoria, ma si scontrano con comfort, stigma, abitudini e aspettative.
Il fatto che l’azienda parli esplicitamente di “validazione clinica post-commercializzazione” va nella direzione giusta: significa riconoscere che, per dispositivi destinati alla vita reale, l’evidenza non si esaurisce nel banco prova ma si costruisce anche nell’esperienza d’uso.
Nelle parole di Stefano Genco, Global Head di Nuance Audio, l’obiettivo è integrare una tecnologia acustica open-ear in smart glasses per una platea ampia di persone con perdite lievi-moderate, e la presentazione all’EUHA viene indicata come segnale di attenzione al rigore e all’innovazione.
Per chi lavora in ambito ORL, questi dati aprono una domanda concreta: riusciremo a intercettare meglio i pazienti “di confine”, quelli che faticano nel rumore ma rimandano l’intervento? Se una soluzione indossabile, integrata in un oggetto quotidiano come gli occhiali, riduce lo sforzo di ascolto e migliora la comunicazione nei contesti complessi, potrebbe diventare una leva in più per anticipare la gestione della perdita uditiva, prima che il ritiro sociale diventi un’abitudine.