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Microtia e atresia: perché la presa in carico multidisciplinare anticipa e aumenta gli interventi uditivi

Microtia e atresia: perché la presa in carico multidisciplinare anticipa e aumenta gli interventi uditivi

I dati mostrano che questo setting aumenta in modo significativo i tassi di intervento uditivo, anticipa la protesizzazione non chirurgica e favorisce un ricorso più appropriato agli impianti a conduzione ossea.

In questo articolo

Nei bambini con microtia e/o atresia (M-A), la gestione dell’udito rischia spesso di essere messa in secondo piano rispetto all’aspetto ricostruttivo. Lo studio di Brandon D. Abell e colleghi, pubblicato sull’International Journal of Pediatric Otorhinolaryngology, affronta proprio questo nodo: capire se la gestione in una Microtia Multidisciplinary Clinic (MDC) dedicata migliori realmente gli esiti audiologici rispetto a un percorso “tradizionale” frammentato tra singoli specialisti.

L’obiettivo dichiarato è confrontare caratteristiche dei pazienti, scelte terapeutiche e outcome tra i bambini seguiti nella MDC e quelli trattati al di fuori di questo modello, con particolare attenzione ai tassi e ai tempi di adozione dei dispositivi a conduzione ossea, non chirurgici e impiantabili.

Si tratta di uno studio di coorte retrospettivo condotto in un grande ospedale pediatrico terziario, con raccolta dati dal 2001 al 2022. Sono stati identificati 507 bambini con microtia e/o atresia, di cui 319 (63%) hanno frequentato la MDC e 188 (37%) sono stati gestiti al di fuori di questo contesto integrato.

Un dato importante, dal punto di vista delle possibili distorsioni, è l’assenza di differenze significative tra i due gruppi per sesso, razza, etnia, tipo di assicurazione, lingua principale, distanza dalla clinica e indice socioeconomico composito (Distressed Communities Index). In altre parole, l’accesso alla MDC non sembra limitato a un sottogruppo “privilegiato” di famiglie, ma riflette piuttosto una diversa modalità organizzativa di presa in carico. Anche la gravità della perdita uditiva conduttiva e il tipo di microtia/atresia risultano sovrapponibili nei due gruppi.

Non-surgical bone conduction: più dispositivi, molto prima

Il risultato più netto riguarda la protesizzazione non chirurgica. Nel gruppo seguito da Abell e colleghi in ambito MDC, l’utilizzo di dispositivi a conduzione ossea non chirurgici (fasce, headband, ecc.) raggiunge l’82,1% dei bambini, contro il 53,7% nel gruppo non-MDC.

Ancora più rilevante, soprattutto in un’ottica di sviluppo del linguaggio, è la differenza sull’età del primo fitting: l’età mediana al primo adattamento di un dispositivo non chirurgico è di 0,8 anni nel gruppo MDC (circa 9-10 mesi) rispetto a 2,5 anni nel gruppo non-MDC. Questo significa che, in media, i bambini seguiti nella clinica multidisciplinare iniziano a beneficiare di un input binaurale quasi due anni prima.

L’analisi per periodo mostra anche una chiara tendenza al miglioramento nel tempo: negli ultimi anni considerati, la mediana dell’età di fitting nel gruppo MDC è scesa stabilmente sotto i 6 mesi, allineandosi alle raccomandazioni internazionali per la presa in carico precoce della perdita uditiva.

La compliance riportata dai genitori per i dispositivi non chirurgici è paragonabile nei due gruppi, con una quota simile di utilizzatori “full-time”. Questo suggerisce che il vantaggio della MDC non è tanto nel “convincere” i bambini a usare meglio il dispositivo, quanto nel far sì che il dispositivo ci sia e venga adattato al momento giusto.

Impianti a conduzione ossea: più transcutanei nei percorsi MDC

Nei bambini più grandi, eleggibili a un impianto a conduzione ossea, la logica della presa in carico multidisciplinare mostra un altro effetto: tra i candidati chirurgici, i pazienti della Clinica Multidisciplinare dedicata  ricevono un impianto transcutaneo con una frequenza più che doppia rispetto ai bambini non seguiti in MDC (40,6% contro 18,3%).

Le età di chirurgia per gli impianti transcutanei sono simili nei due gruppi (intorno agli 8 anni), così come la compliance d’uso dopo l’intervento. La differenza è quindi nella decisione di procedere o meno all’impianto, non nel suo esito pratico. È verosimile che la stretta collaborazione tra otorinolaringoiatri, audiologi e famiglia, unita a un counselling coerente sui benefici della binauralità anche nella perdita monolaterale, renda più lineare il percorso verso la soluzione impiantabile quando indicata.

Ricostruzione dell’orecchio esterno: equilibrio tra estetica e funzione

Un punto potenzialmente sensibile è capire se la clinica multidisciplinare possa “spingere” verso una maggiore chirurgia ricostruttiva dell’orecchio esterno. I dati dello studio di Abell vanno nella direzione opposta: i tassi di ricostruzione dell’orecchio esterno e di chirurgia funzionale dell’orecchio medio e del canale sono sostanzialmente sovrapponibili tra MDC e non-MDC.

La procedura più frequente resta la ricostruzione con cartilagine costale (tecniche di Brent o Nagata), eseguita in percentuali simili nei due gruppi, con un lieve trend verso numeri maggiori nel gruppo MDC, ma senza differenze statisticamente schiaccianti. Interventi come canaloplastica/atresiaplastica o posizionamento di magneti per protesi auricolare restano relativamente rari e, di nuovo, comparabili.

Questo quadro suggerisce che la MDC non è un “moltiplicatore di chirurgia estetica”, ma piuttosto un contenitore in cui le opzioni ricostruttive vengono discusse in modo strutturato, con forte attenzione al timing (in genere dopo i 9-10 anni, quando c’è sufficiente cartilagine costale e il bambino può partecipare alla decisione) e alla reale motivazione del paziente.

Cosa significa per lo specialista ORL

Per lo specialista ORL pediatrico, il messaggio chiave del lavoro di Abell è che il modello multidisciplinare cambia in modo concreto la storia audiologica del bambino con microtia/atresia: più dispositivi a conduzione ossea, adattati prima, e un ricorso maggiore – ma appropriato – alle soluzioni impiantabili transcutanee.

Il tutto avviene senza creare disuguaglianze evidenti in base a razza, status assicurativo o distanza dal centro e senza aumentare in modo indiscriminato la chirurgia ricostruttiva. La MDC funziona, in sostanza, come un “regista” del percorso: diagnosi precoce, messaggio univoco sulla centralità dell’udito, counselling coordinato con logopedisti, psicologi e consulenti familiari, gestione efficiente dei passaggi organizzativi (appuntamenti, fitting, follow-up).

Questo studio fornisce la più ampia evidenza finora disponibile a favore di un modello di presa in carico multidisciplinare per i bambini con microtia/atresia. I dati mostrano che questo setting aumenta in modo significativo i tassi di intervento uditivo, anticipa la protesizzazione non chirurgica e favorisce un ricorso più appropriato agli impianti a conduzione ossea, senza introdurre bias socioeconomici evidenti né un eccesso di chirurgia ricostruttiva.

Per i centri che ancora gestiscono questi pazienti in modo frammentato, il lavoro suggerisce una direzione chiara: creare percorsi strutturati e realmente multidisciplinari non è solo una questione di “comfort” organizzativo, ma una vera leva per migliorare gli outcome uditivi in una popolazione in cui ogni mese guadagnato nella stimolazione binaurale conta per il futuro linguistico e cognitivo del bambino.

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