Udire e ascoltare, spesso, sono considerati sinonimi. Nulla di più sbagliato non solo dal punto di vista lessicale, ma anche da un punto di vista tecnico quando si decide di risolvere i problemi di comunicazione con le protesi acustiche.
Udire è un fenomeno fisiologico difficilmente controllabile, mentre, ad ascoltare, si impara perché la funzione è quella di sintonizzare i nostri orecchi su ciò che ci interessa e questo è un atto volontario (non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire).
Chi ha un problema all’apparato uditivo generalmente associa un deficit uditivo a quello di ascolto, ma non è infrequente un deficit di ascolto isolato anche in chi ci sente bene e che si evidenzia con le difficoltà incontrate nel rumore o l’eccessivo sforzo per capire l’interlocutore.
Da quanto detto si può dedurre come l’apparato uditivo sia composto da due sistemi: il primo è quello uditivo e il secondo può essere chiamato sistema di sintonizzazione perché “mette a fuoco e pulisce”, per così dire, ciò che vogliamo ascoltare.
Anche le protesi acustiche prevedono due gruppi di componenti: l’amplificatore e il sistema di sintonizzazione che, fondamentalmente, controlla la dinamica di amplificazione per far percepire i suoni lievi e mantenere confortevoli quelli di forte volume, oltre a gestire e ridurre il rumore di fondo che, come è risaputo, rappresenta il più grande nemico degli ipoacusici.
La sofisticazione degli apparecchi acustici ha raggiunto, oggi, progressi molto significativi anche grazie all’introduzione, nei loro circuiti, dell’intelligenza artificiale.
Al progresso tecnologico non vengono spesso associate tecniche di regolazione (fitting) adeguate allo strumento che si sta usando e tutta la procedura di protesizzazione può concludersi modestamente con la verifica della risposta al “pronto-pronto” detto a viva voce dal tecnico.
Il 20% dei protesizzati non utilizza le protesi acquistate in gran parte per regolazioni inadeguate e il 50% dei tecnici non sottopone i propri pazienti alle prove cosiddette in orecchio reale (REM Real Ear Measurement).
Le prove in orecchio reale non sono altro che la raccolta dei suoni amplificati dal condotto uditivo esterno di ciascun paziente, per cui i guadagni acustici tengono conto dell’anatomia individuale dell’orecchio dell’ipoacusico e utilizzano stimoli verbali a tre intensità: voce sussurrata, di conversazione e urlata. Con la REM, quindi, le protesi acustiche non vengono regolate con procedure standard, ma sull’orecchio del paziente e non riferendosi solo alla voce di conversazione, ma all’intera dinamica della voce umana.
Con le prove REM viene personalizzata l’amplificazione in termini quantitativi con estrema precisione, ma per quanto riguarda la qualità di riproduzione? Con la REM e ancor meno con le altre metodiche di verifica tecnica, nulla sappiamo a proposito della corretta riproduzione dei fonemi ovvero dei costituenti la parola (vocali e consonanti), se questi vengono enfatizzati e non coperti dal rumore di fondo, se le caratteristiche temporali dell’eloquio sono mantenute ecc..; in altre parole siamo in grado di documentare solo l’amplificazione riferita al deficit uditivo del paziente, ma non cosa realmente sente nella quotidianità.
La soluzione a questo limite è stata trovata con lo sfruttamento della spettrografia acustica (per capirne la funzione si pensi alla spettrografia ottica che scompone la luce nei suoi componenti cromatici) registrata mentre si effettuano le prove REM nell’orecchio dell’ipoacusico. Al tecnico audioprotesista non si chiede nessun allungamento dei tempi di fitting; non solo, ma il software professionale per la spettrografia è gratuito.
Abbiamo chiamato la nuova procedura SpettroREM e il nome è evocativo di quali siano le misure in grado di effettuare, ovvero la spettrografia e la REM in contemporanea.
Si tenga altresì presente che, quanto detto per la parola, è esteso anche alla riproduzione della musica che necessita di regolazioni diverse per il semplice fatto che la comunicazione verbale esige di estrarre ciò che interessa da un contesto di rumore, mentre nell’ascolto della musica è l’insieme che interessa e non il particolare.
La nuova metodica ha superato la fase di messa a punto nei seguenti centri audioprotesici: Pontoni Udito & Tecnologia (Monfalcone), Otosonica (Monza), Centro Acustico Lecco, Audin Roma, Audiovision Milano.
Altri 20 centri saranno abilitati entro la fine di ottobre.
La SpettroREM proietta l’attività dell’audioprotesista in una precisa dimensione scientifica dove nulla è lasciato al caso. Tutte le variabili tecniche della protesizzazione acustica, siano queste quantitative che qualitative, sono controllate con strumenti di precisione e la scelta dell’apparecchio più idoneo, nonché le sue regolazioni, sono dettate da accurate informazioni scientifiche. Si tratta della prima volta che, con procedure cliniche e non da laboratorio sperimentale, è possibile conoscere come le protesi acustiche elaborino la parola e la musica e fino a che punto siano in grado di liberare gli stimoli primari dal rumore. È evidente che si tratta di un’importante innovazione che non potrà che migliorare la professionalità degli audioprotesisti e, di conseguenza, gli outcome delle loro attività.
Sandro Burdo, già Responsabile Audiovestibologia Varese.