/
/
Spettrografia e protesi acustiche

Spettrografia e protesi acustiche

Nasce SpettroREM, una nuova procedura che permette di verificare non solo quantità e qualità del suono amplificato.

In questo articolo

Spesso pensiamo che udire e ascoltare siano la stessa cosa, ma non è così. 

  • Udire è un processo automatico: il nostro orecchio capta i suoni, che lo vogliamo o no.
  • Ascoltare, invece, è un atto volontario: significa concentrarsi su ciò che ci interessa, “sintonizzando” l’orecchio come una radio.

Chi ha problemi di udito fatica non solo a percepire i suoni, ma anche a capire bene le parole, soprattutto in ambienti rumorosi. Ecco perché le protesi acustiche non si limitano ad amplificare i suoni: oggi integrano sistemi sempre più sofisticati, anche con intelligenza artificiale, per mettere a fuoco le voci e ridurre i rumori di fondo.

Se ne è parlato durante un workshop organizzato da Liberi di Sentire lo scorso settembre a Milano. L’associazione no profit, gestita da sordi congeniti pienamente emancipati non solo dal punto di vista espressivo, ma anche uditivo, è stata fondata dal prof Sandro Burdo, di cui oggi è direttore scientifico e si occupa di finanziare ricerche, didattica e formazione per favorire l’emancipazione completa dei sordi. 

Il problema delle regolazioni

Nonostante i progressi tecnologici, spesso la regolazione delle protesi (il cosiddetto fitting) non viene fatta nel modo più accurato. Ancora troppi pazienti ricevono un apparecchio regolato con procedure standard, magari testato solo con il classico “pronto-pronto” detto dal tecnico.

Il risultato? Circa il 20% degli utenti non utilizza le protesi acquistate, perché non si trova bene.

Il 50% dei tecnici non esegue le prove REM (Real Ear Measurement), cioè i test che misurano come i suoni arrivano davvero all’interno dell’orecchio del singolo paziente.

Le prove REM sono fondamentali perché personalizzano l’amplificazione in base all’anatomia dell’orecchio di ciascuno, tenendo conto di diversi livelli di voce (sussurrata, normale, alta). Ma hanno un limite: ci dicono quanto il suono viene amplificato, non come viene riprodotto.

La novità: la SpettroREM

Per superare questo limite, è nata una nuova procedura: SpettroREM.

Si tratta di un’innovazione che abbina due strumenti:

  • la REM, che misura l’amplificazione nell’orecchio reale del paziente.
  • la spettrografia acustica, che analizza i suoni nelle loro componenti, un po’ come il prisma scompone la luce nei vari colori.

Con la SpettroREM si può verificare non solo quanto viene amplificato un suono, ma anche come vengono riprodotti i singoli fonemi (vocali e consonanti) e se restano chiari anche in presenza di rumore. In altre parole, ci dice cosa sente davvero il paziente nella vita di tutti i giorni.

Un vantaggio ulteriore: questa tecnica non allunga i tempi di regolazione e utilizza un software gratuito, quindi è facilmente applicabile nei centri audioprotesici.

Non solo parola, anche musica

La SpettroREM non migliora solo la comprensione della voce. È utile anche per chi ama la musica: mentre nel linguaggio vogliamo distinguere la voce dal rumore, nella musica è l’insieme armonico a contare. La nuova procedura consente di ottimizzare la regolazione anche in questo campo.

Dove è già disponibile

La SpettroREM è stata sperimentata con successo in diversi centri audioprotesici in Italia (Monfalcone, Monza, Lecco, Roma, Milano) e sarà presto disponibile in molti altri.

Perché è importante

Con la SpettroREM, la regolazione delle protesi acustiche entra in una dimensione davvero scientifica: non si procede più “a orecchio” o con test troppo generici, ma con strumenti di precisione che valutano sia la quantità che la qualità del suono percepito.

Questo significa maggiore professionalità per i tecnici e, soprattutto, più soddisfazione per i pazienti, che potranno finalmente ascoltare e non solo udire.

Oppure effettua il login