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Ipoacusia correlata all’età: cosa dicono le linee guida AAO-HNSF 

Ipoacusia correlata all’età: cosa dicono le linee guida AAO-HNSF 

Un quadro dettagliato delle conoscenze attuali che fornisce strumenti evidence-based per una gestione efficace e centrata sul paziente con presbiacusia.

In questo articolo

L’ipoacusia correlata all’età (Age-Related Hearing Loss, ARHL) o presbiacusia rappresenta oggi una delle condizioni cliniche più diffuse, con una prevalenza che raggiunge circa il 33% degli adulti tra i 65 e i 74 anni e quasi il 50% dopo i 75 anni. Nonostante ciò, è ancora una patologia frequentemente sottodiagnosticata e sottotrattata.

Epidemiologia e impatto sanitario

A livello globale, la presbiacusia colpisce attualmente circa 466 milioni di persone, numero che salirà a 630 milioni entro il 2030 e oltre 900 milioni entro il 2050. 

Negli Stati Uniti, si stima che circa il 65,3% degli adulti sopra i 71 anni soffra di una qualche forma di ipoacusia, con un significativo impatto sulla qualità di vita e sull’economia sanitaria. 

I costi associati alla gestione dell’ipoacusia sono ingenti, con stime che oscillano tra i 3 e i 12 miliardi di dollari annui negli USA.

Patofisiologia e fattori di rischio

L’ipoacusia correlata all’età è definita come una perdita uditiva neurosensoriale bilaterale e progressiva, principalmente ad alta frequenza, che coinvolge alterazioni degenerative delle cellule ciliate, perdita neuronale, atrofia della stria vascularis e alterazioni a livello della coclea e del nervo uditivo. 

Tra i fattori intrinseci che favoriscono l’insorgenza della presbiacusia, circa il 50% è attribuibile alla genetica (polimorfismi genici come GRHL2 e mutazioni mitocondriali). I fattori estrinseci includono invece esposizione al rumore, fumo, ototossici e patologie croniche come diabete, ipertensione e dislipidemie.

Conseguenze della perdita uditiva

L’ARHL non trattata è associata a conseguenze significative sulla salute fisica, mentale e sociale del paziente. La presbiacusia aumenta il rischio di depressione (+50%), decadimento cognitivo (con forte correlazione e possibile ruolo causale nella demenza) e cadute (rischio quasi raddoppiato). 

Dal punto di vista funzionale, comporta limitazioni nelle attività quotidiane (ADL/IADL), riduce la partecipazione sociale e lavorativa e genera un elevato carico emotivo e finanziario.

Raccomandazioni cliniche basate sull’evidenza (KAS)

Le recenti linee guida AAO-HNSF (2024) offrono 11 raccomandazioni cliniche chiave.

  • Screening: effettuare test uditivi standardizzati (ad esempio HHIE-S, audiometria manuale o app) per tutti gli adulti ≥50 anni durante le visite mediche.
  • Esame otoscopico: valutazione della presenza di cerume, otiti o altre anomalie del condotto uditivo.
  • Identificazione dei fattori sociodemografici: valutare e considerare barriere socioeconomiche, educative e culturali che influenzano l’accesso ai trattamenti.
  • Audiogramma completo: raccomandato se lo screening è positivo. Resta il gold standard per caratterizzare il tipo e la gravità della perdita uditiva.
  • Red flags e approfondimenti: perdita asimmetrica (>15 dB in due o più frequenze), componenti conduttive o miste e scarsa comprensione verbale richiedono valutazione specialistica approfondita.
  • Counseling: fondamentale spiegare al paziente e ai caregiver l’impatto della perdita uditiva sulla qualità di vita, sicurezza e cognizione.
  • Strategie comunicative e dispositivi assistivi (ALD): consigliare strategie pratiche e dispositivi specifici (microfoni remoti, telefoni amplificati e sistemi di captioning).
  • Amplificazione adeguata: offerta precoce di apparecchi acustici bilaterali con fitting personalizzato. Indicati anche dispositivi OTC self-fit nelle ipoacusie lievi/moderate.
  • Candidabilità all’impianto cocleare: valutare candidabilità se le protesi tradizionali offrono scarso beneficio (criterio “60/60”: PTA ≥60 dB e riconoscimento parole ≤60%).
  • Follow-up annuale: valutare entro un anno l’efficacia dell’intervento, l’aderenza e i benefici percepiti.
  • Rivalutazione ogni 3 anni: controlli periodici programmati, o anticipati se peggioramenti soggettivi.

Gestione clinica e tecnologia

Gli approcci clinici raccomandati comprendono strategie integrate.

  • Counseling dettagliato e individualizzato per affrontare stigma e migliorare l’aderenza terapeutica.
  • Fitting accurato degli apparecchi acustici con misure real-ear per ottimizzare il beneficio uditivo.
  • Uso di ALD per migliorare la qualità della comunicazione nelle situazioni quotidiane e professionali.
  • Valutazione tempestiva della candidabilità all’impianto cocleare nei pazienti con protesi poco efficaci, sottolineando la sicurezza e l’efficacia dimostrata anche negli ultraottantenni.

Implementazione pratica e follow-up

Per migliorare l’implementazione delle raccomandazioni cliniche nella pratica quotidiana, si consigliano queste attività.

  • Integrazione di promemoria e alert negli strumenti di gestione elettronica dei pazienti (EMR).
  • Collaborazione multidisciplinare con audiologi, geriatri e altri professionisti sanitari.
  • Promozione di programmi educativi per i pazienti e familiari che sottolineino l’importanza della gestione precoce della perdita uditiva.

Prospettive future e bisogni di ricerca

Le linee guida individuano inoltre alcuni gap conoscitivi che necessitano di ulteriori ricerche.

  • Standardizzazione delle soglie diagnostiche per ARHL.
  • Ulteriori studi sul beneficio dello screening uditivo universale negli anziani.
  • Approfondimento della validità clinica degli strumenti tecnologici (app e screening remoto).
  • Soluzioni pratiche per ridurre le disparità socioeconomiche nella gestione della presbiacusia.

In conclusione, le linee guida AAO-HNSF 2024 delineano un quadro completo e dettagliato delle conoscenze attuali sulla gestione dell’ipoacusia correlata all’età fornendo ai medici specialisti ORL strumenti chiari ed evidence-based per una gestione efficace e centrata sul paziente con presbiacusia.

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