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Infezioni fungine invasive: diagnosi rapida e approccio multidisciplinare per ridurre il rischio di mortalità

Infezioni fungine invasive: diagnosi rapida e approccio multidisciplinare per ridurre il rischio di mortalità

Vittorio Rampinelli, otorinolaringoiatra dell’Università di Brescia, richiama l’attenzione su patologie potenzialmente life-threatening che possono interessare pazienti sottoposti a trattamenti chemioterapici per malattie ematologiche.

Le infezioni fungine invasive del distretto ORL rappresentano condizioni cliniche rare ma estremamente gravi, soprattutto nei pazienti immunocompromessi. Ne parla Vittorio Rampinelli, otorinolaringoiatra dell’Università di Brescia, in questa intervista esclusiva rilasciata a The ENTologist durante il congresso SIO. Rampinelli richiama l’attenzione su patologie potenzialmente life-threatening che possono interessare pazienti sottoposti a trattamenti chemioterapici per malattie ematologiche, persone con diabete o soggetti con diversi gradi di immunodepressione.

Si tratta di quadri clinici complessi, associati a un rischio di mortalità elevato e alla necessità di un intervento tempestivo e strutturato. Il primo passaggio è una diagnosi rapida, supportata dall’imaging, preferibilmente con risonanza magnetica, seguita da un trattamento chirurgico di debridement per rimuovere i tessuti necrotici e infetti. A questo si associa la terapia antimicotica sistemica, in genere con amfotericina B liposomiale; in casi selezionati, quando sia documentata un’infezione da Aspergillus e non da Mucor, può essere indicato l’impiego di voriconazolo.

La gestione richiede competenze integrate e una strategia condivisa, soprattutto quando l’infezione coinvolge sedi delicate come la base cranica. Accanto all’otorinolaringoiatra, risultano fondamentali figure come l’ematologo, il diabetologo e l’infettivologo, chiamati a contribuire alla definizione del percorso più appropriato per il singolo paziente. Il messaggio centrale è che riconoscere precocemente queste infezioni e sapere come intervenire può fare la differenza in termini di sopravvivenza.

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