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fNIRS, una metodica promettente per capire meglio ipoacusia, acufene e vertigini

fNIRS, una metodica promettente per capire meglio ipoacusia, acufene e vertigini

La spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS) rappresenta una promettente tecnica di neuroimaging per lo studio della perdita uditiva, dell’acufene e dei disturbi vestibolari.

In questo articolo

Nell’ambito dell’audiologia e della ricerca vestibolare, il ruolo delle reti corticali coinvolte nella perdita uditiva, nell’acufene e nell’integrazione vestibolare non è stato ancora del tutto chiarito. Tuttavia, la comprensione di tali meccanismi è essenziale per chiarire i processi di riorganizzazione neurale associati ai disturbi sensoriali e per migliorare gli approcci diagnostici e riabilitativi.

La fNIRS come strumento di neuroimaging nei domini uditivo e vestibolare

Negli ultimi anni, la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS) ha suscitato crescente interesse come promettente tecnica di neuroimaging per lo studio dell’attività corticale nei domini uditivo e vestibolare. 

L’fNIRS rappresenta infatti uno strumento particolarmente adatto alla ricerca in questo ambito , poiché è compatibile con apparecchi acustici e impianti cocleari, tollera il movimento e non produce rumore, risultando più agevole da applicare, rispetto ad altre tecniche di neuroimaging, in particolare nei neonati e nei bambini piccoli.

Per esplorarne le potenzialità e i limiti nei campi audiologico e vestibolare, offrendo una prospettiva integrata che comprenda le popolazioni pediatriche, adulte e anziane, è stata condotta una revisione narrativa della letteratura su 60 studi che hanno impiegato questa tecnica nella perdita uditiva, nell’acufene e nei disturbi vestibolari.

L’utilizzo della fNIRS nella perdita uditiva

La perdita uditiva non coinvolge esclusivamente l’organo periferico, ma può influenzare in modo significativo lo sviluppo e l’organizzazione funzionale del cervello, soprattutto quando è congenita o insorge nelle prime fasi della vita. In questo contesto, la fNIRS ha permesso di individuare specifici pattern di attivazione della corteccia cerebrale legati alla percezione dei suoni, all’elaborazione del linguaggio e ai processi di plasticità crossmodale nei portatori di impianto cocleare, in tutte le fasi della vita. Inoltre, la fNIRS ha evidenziato differenze significative tra soggetti ipoacusici e normoudenti e ha mostrato che la riorganizzazione delle reti uditive può avviarsi molto precocemente, talvolta già nei primi mesi di vita, con alterazioni della connettività e dell’asimmetria funzionale rispetto ai coetanei normoudenti.

La tecnica ha mostrato infine un potenziale prognostico nel predire gli esiti dell’impianto cocleare e nel monitorare lo sforzo di ascolto e il carico cognitivo.

fNIRS e acufene

Anche nella ricerca sull’acufene, la fNIRS si presenta come una tecnica promettente perché consente di osservare in modo relativamente semplice e silenzioso l’attivazione delle reti corticali uditive e non uditive durante stimoli sonori, compiti attentivi e interventi terapeutici. 

Dai risultati ottenuti è emersa in modo coerente un’iperattivazione nelle regioni temporali superiori, incluse le aree della corteccia uditiva. Numerosi studi evidenziano inoltre un coinvolgimento marcato di regioni frontali, in particolare della corteccia prefrontale dorsolaterale, e di circuiti associati all’attenzione e al controllo cognitivo. 

Oltre a mostrare un alto potenziale per la valutazione funzionale dell’acufene e per il monitoraggio degli effetti terapeutici, la fNIRS ha dimostrato  sensibilità ai cambiamenti corticali indotti da interventi quali la stimolazione transcranica, l’agopuntura e l’impianto cocleare.

Perché la fNIRS è utile nei disturbi vestibolari

La fNIRS risulta particolarmente interessante in ambito vestibolare grazie alla sua portabilità e alla possibilità di utilizzo in condizioni ecologicamente valide, anche durante compiti di postura e movimento difficilmente studiabili con altre tecniche di neuroimaging. Nella ricerca vestibolare, ha consentito di mappare le reti corticali coinvolte nel controllo dell’equilibrio e nell’integrazione multisensoriale attraverso diversi paradigmi di stimolazione, tra cui prove caloriche, piattaforme di movimento e flusso ottico in ambienti virtuali. La tecnica mostra quindi un rilevante potenziale per indagare l’integrazione sensorimotoria e il conflitto visuo-vestibolare in condizioni realistiche, oltre che per monitorare nel tempo i cambiamenti cerebrali associati ai processi di compenso e riabilitazione vestibolare. 

Sebbene le applicazioni attuali siano prevalentemente esplorative, i risultati disponibili suggeriscono che la fNIRS sia in grado di rilevare in modo affidabile l’attività corticale correlata alla funzione vestibolare anche in condizioni di vita reale.

fNIRS:  metodica preziosa per lo studio delle funzioni uditiva e vestibolare

La fNIRS si configura come tecnica di neuroimaging particolarmente promettente per lo studio dell’attività corticale associata alle funzioni uditive e vestibolari durante tutto l’arco della vita. Le sue caratteristiche di non invasività, la compatibilità con dispositivi acustici e la capacità di fornire misure oggettive ne favoriscono l’applicazione in ambito clinico, soprattutto in popolazioni difficilmente valutabili con metodiche tradizionali.

Alla luce dei risultati disponibili, la fNIRS non sostituisce le tecniche consolidate, ma potrebbe rappresentare uno strumento complementare dotato di significative potenzialità di traslazione clinica. Il suo pieno impiego in ambito clinico richiederà ulteriori approfondimenti metodologici, volti a validarne l’affidabilità e a definirne il valore prognostico nelle patologie uditive e vestibolari.

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