La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS) e la respirazione nasale alterata sono comuni nei bambini. L’OSAS colpisce infatti tra l’1 e il 5% della popolazione pediatrica ed è spesso associata a costrizione mascellare e respirazione orale cronica. Questa condizione, che può derivare da compromissioni sia anatomiche sia funzionali, altera l’equilibrio neuromuscolare orofacciale e può portare a un pattern facciale allungato, palato ogivale e sottosviluppo del terzo medio del volto. Non solo, se non trattata, l’OSAS può compromettere il sonno, l’ossigenazione, le prestazioni cognitive, la crescita e il comportamento.
Sebbene l’adenotonsillectomia rimanga il trattamento di prima scelta in presenza di ipertrofia adenotonsillare, l’espansione rapida del mascellare (RME, rapid maxillary expansion) si sta affermando come un intervento ortodontico complementare, come sottolinea la revisione sistematica pubblicata sul Journal of Clinical Medicine e coordinata da Angelo Michele Inchingolo e Gianna Dipalma del Dipartimento di Medicina Interdisciplinare dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari.
Gli effetti dell’espansione rapida del mascellare
La tecnica RME prevede l’attivazione graduale di un apposito dispositivo di espansione, che può essere fissato ai denti (tooth-borne) oppure direttamente all’osso mascellare (bone-borne). Attraverso l’applicazione di forze ortopediche in senso trasversale, l’apparecchio determina la separazione della sutura palatina mediana, favorendo così l’ampliamento scheletrico dell’arcata superiore. In base alla modalità di ancoraggio e al protocollo di attivazione adottato, l’espansione può essere eseguita in forma rapida o semi-rapida e produrre un incremento stabile delle dimensioni trasversali sia dell’arcata dentaria sia dell’osso mascellare.
La nuova revisione sistematica in cui, seguendo le linee guida PRISMA, sono stati analizzati i dati relativi a 12 studi clinici, mostra che la RME è in grado di produrre cambiamenti strutturali e funzionali misurabili e significativi. Attraverso l’analisi volumetrica mediante tomografia computerizzata a fascio conico (CBCT, cone beam computed tomography), è stato dimostrato un aumento costante del volume della cavità nasale, del complesso naso-mascellare e dello spazio aereo posteriore. Dal punto di vista funzionale, le valutazioni rinomanometriche indicano una netta riduzione della resistenza nasale, mentre i dati polisonnografici evidenziano una riduzione significativa dell’indice di apnea-ipopnea e un miglioramento della saturazione di ossigeno notturna.
Per quanto riguarda la durata degli effetti della RME, alcuni dati evidenziano che questa tecnica, oltre a promuovere aumenti strutturali del volume delle vie aeree, porta a una correzione duratura delle abitudini di respirazione orale, mantenuta fino a otto anni dopo il trattamento. Questi risultati supportano l’ipotesi che nei pazienti pediatrici l’RME possa alterare lo sviluppo craniofacciale e respiratorio durante i periodi critici della crescita, producendo benefici duraturi.
Le implicazioni cliniche
I pazienti pediatrici con respirazione nasale compromessa e disturbi respiratori del sonno richiedono un approccio diagnostico e terapeutico multidisciplinare che coinvolga ortodontisti, otorinolaringoiatri e pediatri. In questo ambito la RME emerge come un intervento altamente efficace e non invasivo in grado di migliorare la pervietà delle vie aeree e promuovere adattamenti respiratori funzionali che contribuiscono a benefici per la salute a lungo termine. Per questi motivi essa andrebbe considerata come un trattamento complementare da implementare dopo aver affrontato le cause primarie di ostruzione delle vie aeree superiori, tra cui ipertrofia adenotonsillare, setto nasale deviato, rinosinusite cronica o una mandibola retrognatica. Un intervento precoce, preferibilmente durante le fasi di crescita in cui la sutura palatina è ancora responsiva agli stimoli meccanici, può prevenire complicanze più gravi e supportare lo sviluppo ottimale delle funzioni respiratorie e craniofacciali.
Nonostante l’eterogeneità dei protocolli di studio, la convergenza dei dati radiografici, funzionali e polisonnografici convalida la RME come una procedura valida per il miglioramento della ventilazione nasale. Per confermarne i benefici e consentire la realizzazione di linee guida cliniche ben definite, la ricerca futura dovrebbe concentrarsi su studi randomizzati multicentrici più ampi con protocolli standardizzati e follow-up a lungo termine.