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Ecografia tiroidea inappropriata: cosa ci insegna lo studio della Mayo Clinic

Ecografia tiroidea inappropriata: cosa ci insegna lo studio della Mayo Clinic

Analisi di oltre 11.000 ecografie tiroidee mostra quanto le richieste inappropriate possano portare a sovradiagnosi, interventi non necessari e costi sanitari elevati.

In questo articolo

Negli ultimi trent’anni l’incidenza del carcinoma tiroideo è triplicata. Una crescita così rapida non è stata accompagnata da un aumento della mortalità, che è rimasta costantemente bassa. Il dato suggerisce che gran parte di questa impennata sia legata alla sovradiagnosi di tumori indolenti, in particolare piccoli carcinomi papillari, rilevati sempre più spesso grazie all’uso estensivo — e talvolta eccessivo — dell’ecografia tiroidea.

L’ecografia è uno strumento prezioso, ma quando viene prescritta senza indicazioni solide può dare inizio a una vera e propria “cascata” diagnostico-terapeutica: rilevazione di noduli clinicamente poco rilevanti, biopsie non necessarie, fino alla tiroidectomia totale con possibili complicanze permanenti (raucedine, ipocalcemia) e necessità di terapia ormonale sostitutiva a vita. A ciò si sommano i costi sanitari, stimati negli Stati Uniti in oltre 1,5 miliardi di dollari annui, con proiezioni di 3,5 miliardi entro il 2030.

Proprio per comprendere meglio chi richiede ecografie inappropriate, quando e perché, un team guidato da Juan P. Brito, della divisione di endocrinologia, diabete, nutrizione e metabolismo della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), ha condotto uno studio retrospettivo pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery.

Un’analisi su larga scala con strumenti innovativi

La ricerca ha incluso 11.442 pazienti adulti che, tra il gennaio 2017 e il dicembre 2021, si sono sottoposti alla loro prima ecografia tiroidea in una delle quattro sedi della Mayo Clinic. Sono stati esclusi coloro con precedenti diagnosi di noduli o tumori tiroidei, interventi alla tiroide o ecografie pregresse.

Per stabilire cosa fosse appropriato e cosa no, gli autori hanno utilizzato un modello di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) capace di analizzare la documentazione non strutturata nelle cartelle cliniche elettroniche. Secondo i criteri adottati, la TUS era considerata appropriata se motivata da sintomi o segni clinici di nodulo/massa tiroidea, riscontro incidentale di noduli, screening in soggetti ad alto rischio genetico, valutazione di ingrossamenti tiroidei rilevati all’esame fisico o workup per iperparatiroidismo. Tutte le richieste al di fuori di questi criteri sono state classificate come inappropriate.

I numeri dell’appropriatezza

Dallo studio è emerso che 1 ecografia su 13 era inappropriata (7,6% del totale). La causa più frequente? La valutazione della disfunzione tiroidea — ipotiroidismo, tiroidite di Hashimoto o ipertiroidismo — senza indicazioni ecografiche precise, spesso senza neppure un valore di TSH ben documentato.

L’analisi multivariata ha messo in luce alcuni profili a maggior rischio di richiesta inappropriata:

  • età più giovane: i pazienti tra i 18 e i 54 anni avevano quasi il doppio delle probabilità di ricevere una iTUS rispetto agli over 65.
  • sesso maschile: leggermente più a rischio rispetto alle donne.
  • presenza di disfunzione tiroidea, in particolare ipertiroidismo (fino a 9 volte più probabilità).
  • specialità del prescrittore: oncologi/ematologi e medici di medicina generale erano più inclini a richiederle rispetto agli endocrinologi.
  • assenza di visita in presenza: richieste provenienti da messaggi via portale o altre modalità telematiche avevano oltre il doppio delle probabilità di essere inappropriate.

Curiosamente, sovrappeso e obesità sembravano associati a una minore probabilità di prescrizione inappropriata.

Esiti clinici: meno noduli, ma più piccoli

Quando l’ecografia era inappropriata, i risultati erano meno “fruttuosi”: sono state osservate una minore rilevazione di noduli (23,3% vs 65,1% delle ecografie appropriate), minori biopsie (10,3% vs 25,0%), meno tiroidectomie parziali e diagnosi di carcinoma tiroideo.

Inoltre, i noduli scoperti con iTUS erano più piccoli (in media 13,7 mm), spesso con significato clinico incerto e rischio di portare a interventi sproporzionati rispetto ai benefici.

Perché questo studio è importante

L’importanza di questo lavoro risiede nel mettere a fuoco un fenomeno che ha ripercussioni cliniche, etiche ed economiche. Identificare i fattori associati alla prescrizione inappropriata consente di immaginare dove e come intervenire. Anzitutto occorre un’educazione mirata ai clinici non endocrinologi e agli operatori sanitari che più frequentemente ricadono in prescrizioni inappropriate. Servono poi strumenti di supporto decisionale integrati nei sistemi di richiesta esami, con alert in caso di indicazioni dubbie.

Infine la comunicazione con i pazienti, soprattutto nelle interazioni online, per spiegare quando l’ecografia tiroidea è indicata e quando no.

In prospettiva

Come conclude Brito, serve un approccio proattivo: intervenire prima che il paziente entri nella spirale della sovradiagnosi. L’uso dell’NLP mostra che la tecnologia può diventare un alleato per ottimizzare la pratica clinica, ma resta fondamentale la valutazione clinica diretta e l’aderenza alle linee guida.

Lo studio, pur limitato a un singolo sistema sanitario e soggetto a possibili errori di classificazione, apre la strada a ulteriori ricerche sulle motivazioni alla base delle richieste inappropriate e sugli strumenti più efficaci per ridurle. L’obiettivo finale è chiaro: preservare il valore diagnostico dell’ecografia tiroidea, evitando danni inutili ai pazienti e sprechi al sistema sanitario.

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