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Dopo tiroidectomia totale, il PTH “guida” la supplementazione, ma non migliora gli esiti

Dopo tiroidectomia totale, il PTH “guida” la supplementazione, ma non migliora gli esiti

La supplementazione con calcio e calcitriolo non è risultata superiore alla profilassi routinaria nel prevenire ipocalcemia sintomatica o biochimica.

In questo articolo

La supplementazione con calcio e calcitriolo, decisa in base ai livelli di paratormone (PTH) misurati a 4 ore dall’intervento di tiroidectomia totale, non è risultata superiore alla profilassi routinaria nel prevenire ipocalcemia sintomatica o biochimica. A questa conclusione è giunto un team di ricercatori che ha condotto un trial clinico randomizzato multicentrico pubblicato su JAMA Otolaryngology-Head & Neck Surgery

Disegno dello studio e strategie a confronto

L’ipocalcemia post-operatoria è la complicanza più frequente dopo un intervento di tiroidectomia totale e può manifestarsi con un quadro che va da parestesie e crampi fino a tetania, aritmie e convulsioni. Proprio per ridurre questa complicanza, nella pratica clinica si possono utilizzare due diversi approcci: la profilassi routinaria con calcio e calcitriolo per tutti i pazienti, oppure la somministrazione dello stesso schema di supplementazione solo per i pazienti selezionati in base ai valori di PTH misurati a 4 ore dall’intervento, con l’idea di trattare unicamente i soggetti a rischio e limitare overtreatment ed eventi avversi. 

Per valutare l’efficacia delle due strategie, un team di ricercatori, guidato da Alvaro Sanabria della Universidad de Antioquia, in Colombia, ha condotto uno studio clinico randomizzato pragmatico multicentrico in adulti sottoposti a tiroidectomia totale per patologia benigna o maligna in tre ospedali di Medellín, in Colombia. 

I partecipanti allo studio sono stati suddivisi in due gruppi: nel primo (gruppo C+C) tutti i pazienti sono stati sottoposti a profilassi routinaria con carbonato di calcio (1.200 mg ogni 8 ore) e calcitriolo 0,25 µg (ogni 12 ore per 15 giorni), mentre nel secondo (gruppo PTH) lo stesso schema di supplementazione è stato somministrato solo in presenza di valori post-operatori di PTH <15 pg/ml.

L’endpoint primario era l’ipocalcemia sintomatica entro 15 giorni, valutata con una scala basata sul Hypoparathyroid Patient Questionnaire (HPQ); fra gli endpoint secondari sono stati invece considerati l’ipocalcemia biochimica, eventuali eventi avversi e la necessità di supplementazione e di riammissione in ospedale. 

Dosaggio del PTH: stessi esiti clinici, ma riduzione della supplementazione 

L’ipocalcemia sintomatica si è verificata nel 7,8% dei pazienti nel gruppo PTH contro l’11,1% nel gruppo C+C, mentre l’ipocalcemia biochimica è stata registrata rispettivamente del 21,6% e nel 17,6%. In entrambi i casi, la differenza tra i due gruppi non è risultata statisticamente significativa. Anche i punteggi relativi ai sintomi non hanno mostrato differenze né a 48 ore né a 15 giorni. 

Gli autori riportano inoltre eventi avversi e complicanze simili tra i gruppi, senza segnali clinicamente rilevanti a sfavore della profilassi routinaria. Inoltre, i tassi di riammissione in ospedale per sintomi di ipocalcemia sono risultati simili in entrambi i bracci. 

Dai dati raccolti nel trial è quindi emerso che entrambe le strategie consentono di raggiungere gli stessi esiti clinici e la scelta tra le due può dipendere da fattori puramente organizzativi, in particolare la disponibilità del dosaggio PTH e la tipologia di percorsi ambulatoriali per i pazienti sottoposti a tiroidectomia. 

Tuttavia il trial, pur non dimostrando la superiorità clinica della strategia di selezione dei pazienti in base ai valori del PTH post-operatori, documenta che il test consentirebbe di ridurre la somministrazione della profilassi in una percentuale di pazienti compresa tra il 56 e il 64%, senza peggiorarne gli esiti clinici.

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