L’associazione tra ansia, depressione e disturbi vestibolari è suggerita dai risultati di diversi studi, che hanno provato a determinare il ruolo di queste condizioni psichiatriche nelle persone che soffrono di disfunzioni delle strutture dell’orecchio interno responsabili dell’equilibrio e dell’orientamento nello spazio.
Le ricerche in questo ambito hanno dato risultati variabili; per questo motivo un gruppo di ricercatori di diversi centri statunitensi ha condotto una revisione sistematica con metanalisi dei dati disponibili in letteratura. L’obiettivo era raccogliere e analizzare le prove esistenti relative alla prevalenza e alla gravità dei disturbi d’ansia e depressivi nei pazienti con disfunzione vestibolare, per poterne definire nel dettaglio il rischio di sviluppo e le implicazioni per la pratica clinica.
Il protocollo della ricerca
La revisione sistematica è stata condotta in 5 banche dati secondo le linee guida PRISMA, ricercando tra i lavori pubblicati quelli che avevano come obiettivo primario la stima della prevalenza dei disturbi d’ansia e depressivi nei pazienti adulti con disfunzioni vestibolari comuni.
La procedura di valutazione definita ha portato all’inclusione di 85 studi pubblicati tra il 1988 e il 2024, per un totale di oltre 760 mila partecipanti, di cui circa 88 mila con disturbi vestibolari. L’età media era leggermente più alta nel gruppo di soggetti con disturbi vestibolari rispetto ai controlli sani (50,3 vs 46,7 anni), con una prevalenza femminile superiore al 60% in entrambi i gruppi.
Nei lavori selezionati sono stati considerati diversi quadri clinici, tra cui la vertigine parossistica posizionale benigna, la malattia di Ménière, l’emicrania vestibolare, la neurite vestibolare e altri disturbi vestibolari periferici non specificati.
Gli outcome principali includevano la prevalenza, il rischio relativo e la severità dei sintomi ansioso-depressivi, misurati con diverse scale validate.
Prevalenza, rischio relativo e severità dei sintomi
In base ai risultati dell’analisi statistica, la prevalenza è risultata significativamente maggiore nei pazienti con disfunzioni vestibolari rispetto ai controlli sani sia per l’ansia (31,4% vs 8,3%) sia per la depressione (28,3% vs 4,7%).
Allo stesso modo, nei pazienti con disfunzioni vestibolari il rischio relativo è risultato aumentato per entrambe le condizioni psichiatriche (1,5 per l’ansia, 2,9 per la depressione).
Analizzando le specifiche patologie, le percentuali più elevate di casi sono state registrate nella malattia di Ménière (47% per l’ansia e 43,1% per la depressione), seguita dall’emicrania vestibolare (46,5% e 35,7%) e dalla vertigine parossistica posizionale benigna (30,6% e 23,6%). Alla neurite vestibolare sono stati associati valori inferiori, ma comunque significativamente superiori rispetto a quelli registrati nei controlli (19,4% per l’ansia e 20,7% per la depressione).
La severità dei sintomi, espressa sotto forma di punteggi medi nelle scale psicometriche considerate negli studi, è risultata significativamente più elevata nei pazienti con disfunzioni vestibolari rispetto ai controlli. In particolare, l’analisi statistica ha evidenziato una forte correlazione tra il punteggio del Dizziness Handicap Inventory (DHI), che valuta l’impatto delle vertigini sulla qualità della vita, e le sottoscale relative all’ansia e alla depressione della Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS). Questo risultato suggerisce che l’impatto funzionale delle vertigini abbia un ruolo importante dal punto di vista delle ricadute psicologiche.
Le implicazioni per la pratica clinica
Questa revisione sistematica con metanalisi dimostra che i disturbi vestibolari sono associati a un significativo aumento della prevalenza e della gravità di ansia e depressione. In particolare, le forme episodiche, come la malattia di Ménière e l’emicrania vestibolare, sono associate al rischio più elevato, probabilmente per l’imprevedibilità degli episodi di vertigine.
Questo lavoro fornisce dunque una stima più accurata della prevalenza dei disturbi d’ansia e depressivi nei pazienti con disfunzioni vestibolari comuni e sottolinea l’importanza di una valutazione multidisciplinare che integri la gestione neuro-otologica con lo screening psicologico, con l’obiettivo di migliorare gli esiti clinici e la qualità di vita dei pazienti.