Un test olfattivo autosomministrato basato su un’app mobile e composto da 5 item si è dimostrato rapido, affidabile e con una buona capacità di identificare la disfunzione olfattiva, mostrando una correlazione significativa con un test psicofisico validato.
È questo il messaggio principale dello studio pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery, firmato da Benjamin J. Bernard del Department of Otolaryngology–Head and Neck Surgery della University of California, San Diego, con Carol H. Yan, dello stesso dipartimento, come corresponding author.
La disfunzione olfattiva è descritta dagli autori come una condizione frequente e spesso sottodiagnosticata, associata a maggiore morbilità e mortalità. Il problema, ricordano, è che la percezione soggettiva dell’olfatto non coincide sempre con la reale funzione chemosensoriale, mentre i test psicofisici disponibili, pur validati, possono risultare più onerosi in termini di tempo, costi e applicabilità routinaria. In questo contesto, l’obiettivo del lavoro è stato valutare le prestazioni di un nuovo strumento digitale pensato per uno screening rapido e facilmente scalabile.
Come funziona il test
Lo studio diagnostico ha incluso 484 adulti arruolati in un centro accademico terziario statunitense. Tutti hanno eseguito il nuovo test, basato su cartoncini “rub-and-sniff” collegati a un’app tramite QR code. Il sistema propone cinque odori e, per ciascuno, una scelta multipla con cinque possibili risposte: l’odore corretto, “nessun odore” e tre distrattori. Il punteggio finale varia da 0 a 5 e viene archiviato automaticamente in un database cloud. Un sottogruppo di 62 partecipanti ha eseguito anche un test comparatore validato.
Il tempo medio di completamento è stato di 142 secondi, quindi poco più di due minuti. Dei 484 partecipanti, 74, pari al 15,3%, riferivano una disfunzione olfattiva soggettiva. Proprio in questo gruppo il punteggio medio del nuovo test è risultato significativamente più basso rispetto ai soggetti con normosmia riferita, 2,54 contro 3,50. Anche l’autovalutazione dell’olfatto e del gusto era peggiore nei soggetti con disfunzione olfattiva soggettiva.
Quando confrontato con il test validato, il nuovo strumento ha mostrato risultati di rilievo per uno screening. Considerando insieme i due set del test, a un cut-off inferiore a 3 ha raggiunto un’AUC di 0,87, con sensibilità del 74% e specificità dell’86%. Inoltre, i punteggi ottenuti con il test su app hanno mostrato una correlazione con quelli del test comparatore pari a r = 0,74, oltre a una correlazione più moderata con la valutazione soggettiva dell’olfatto. La consistenza interna è risultata accettabile, con valori di Cronbach compresi tra 0,70 e 0,71.
Un elemento interessante per la pratica clinica è che i punteggi tendevano a ridursi con l’età oltre i 30 anni, mentre una differenza tra i sessi è emersa solo nella fascia 18-29 anni, in cui le donne hanno ottenuto risultati superiori agli uomini. Gli autori sottolineano che questo andamento è coerente con quanto già descritto in letteratura sulla funzione olfattiva.
Il lavoro non presenta il nuovo strumento come sostitutivo dei test più completi. Gli stessi autori chiariscono che il test fornisce un dato quantitativo semi-oggettivo, ma non esplora altri domini della funzione olfattiva, come soglia o discriminazione. Inoltre, i due set odorosi studiati non possono essere considerati intercambiabili, perché hanno mostrato cut-off e prestazioni differenti. Alcuni odoranti, come quelli di popcorn e banana, hanno avuto tassi di riconoscimento più bassi, segnalando un possibile margine di ottimizzazione.
Quale possibile ruolo per l’ORL
La conclusione degli autori è prudente, ma chiara: questo test rappresenta un candidato promettente per lo screening rapido della disfunzione olfattiva in ambito clinico e comunitario, grazie alla brevità di somministrazione e all’integrazione digitale. Restano necessari studi ulteriori sulla test-retest reliability, sul monitoraggio longitudinale e sulle applicazioni in popolazioni con patologie specifiche, ma il dato centrale è che uno strumento semplice, autosomministrato e digitalmente integrato potrebbe aiutare a intercettare più precocemente una condizione ancora oggi spesso non riconosciuta.