Nei pazienti con carcinoma squamocellulare dell’orofaringe trattati con chirurgia robotica transorale (TORS), la funzione deglutitoria a breve termine risulta generalmente favorevole, soprattutto quando il percorso perioperatorio include una valutazione precoce da parte del logopedista. È quanto emerge dallo studio retrospettivo guidato da Emilie C. M. de Groot, della Harvard Medical School di Boston, pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery. Il dato più rilevante riguarda la discrepanza tra esiti oggettivi e percezione soggettiva: a 6 settimane dall’intervento molti pazienti riferivano un peggioramento della deglutizione, ma solo una minoranza mostrava un reale disfunzione alla videofluoroscopia.
TORS e disfagia nei tumori orofaringei
La chirurgia robotica transorale si è progressivamente affermata come opzione terapeutica nei pazienti con carcinoma squamocellulare orofaringeo in stadio precoce, in particolare nei tumori HPV-associati. L’interesse per questa strategia non riguarda soltanto gli esiti oncologici, ma anche la possibilità di ridurre la tossicità funzionale legata ai trattamenti non chirurgici, soprattutto radioterapia e chemioradioterapia.
La disfagia rappresenta infatti una delle complicanze più rilevanti nel trattamento dei tumori testa-collo e può incidere in modo sostanziale sulla qualità di vita. In questo contesto, valutare il decorso della funzione deglutitoria dopo TORS, prima dell’eventuale terapia adiuvante, è importante per il counselling preoperatorio, la selezione dei pazienti e la pianificazione del follow up.
Lo studio su 212 pazienti trattati con TORS
Lo studio ha incluso 212 pazienti adulti con carcinoma squamocellulare dell’orofaringe sottoposti a TORS tra il 2017 e il 2024 presso il Massachusetts Eye and Ear. Per essere inclusi, i pazienti dovevano avere una diagnosi istologica di carcinoma squamocellulare e una valutazione videofluoroscopica della deglutizione prima del trattamento chirurgico. La maggior parte dei tumori era HPV-associata e le sedi più frequenti erano tonsilla e base della lingua.
La funzione deglutitoria è stata valutata con strumenti complementari: la videofluoroscopia è stata analizzata con il sistema DIGEST, che classifica la disfagia in base a sicurezza ed efficienza del transito faringeo, mentre la percezione soggettiva del paziente è stata misurata con il questionario MD Anderson Dysphagia Inventory (MDADI), che esplora l’impatto fisico, emotivo e funzionale della disfagia.
Valutazione precoce e ripresa dell’alimentazione orale
Uno degli aspetti centrali è stato il percorso strutturato di presa in carico del paziente. Tutti i partecipanti allo studio sono stati valutati e informati prima dell’intervento da logopedisti esperti nei tumori testa-collo. Il counselling preoperatorio includeva indicazioni sul possibile decorso della funzione deglutitoria e della fonazione, sulle raccomandazioni dietetiche e sulle eventuali manovre compensatorie.
Il giorno successivo all’intervento, il 95,8% dei pazienti è stato rivalutato dal logopedista: se la deglutizione veniva considerata sicura, il paziente poteva assumere una dieta orale con liquidi e alimenti di consistenza modificata secondo la classificazione IDDSI. Inoltre, in caso di necessità sono state insegnate manovre posturali, come inclinazione o rotazione del capo, per facilitare un transito più sicuro ed efficiente.
Alla dimissione, 207 pazienti, pari al 97,6% della coorte, tolleravano una dieta orale. Solo 14 pazienti, il 6,6%, hanno richiesto un accesso enterale.
Esiti oggettivi e percezione soggettiva non sempre coincidono
A 6 settimane dall’intervento, tra i 66 pazienti con videofluoroscopia postoperatoria disponibile, solo 6, pari al 9,1%, hanno mostrato un peggioramento clinicamente significativo della deglutizione. Il dato contrasta però con quanto riportato dai pazienti: tra i 33 soggetti con questionario MDADI disponibile sia prima dell’intervento sia dopo 6 settimane, ben 21, pari al 63,6%, hanno riferito un peggioramento soggettivo.
Secondo gli autori, la percezione del paziente può essere influenzata da dolore postoperatorio, modifiche anatomiche, aspettative legate alla rimozione del tumore e aspetti relativi alla qualità della vita, che la valutazione strumentale non intercetta pienamente.
Sul piano dietetico, invece, il quadro resta favorevole: tra i 169 pazienti con dati disponibili a 6 settimane, il 95,3% assumeva una dieta morbida o regolare.
Implicazioni per la pratica ORL
Le complicanze postoperatorie sono state registrate nel 16,5% dei pazienti e includevano disidratazione, dolore severo associato a disfagia e sanguinamento postoperatorio. Per 16 pazienti (7,5%) è stato necessario un nuovo intervento a causa di un’emorragia, mentre non sono stati registrati decessi entro 30 giorni né casi di polmonite ab ingestis.
Nel complesso, lo studio suggerisce che la TORS, inserita in un percorso perioperatorio strutturato con valutazione della funzione deglutitoria precoce, può essere associata a buoni esiti funzionali a breve termine nei pazienti con carcinoma squamocellulare orofaringeo. Per gli specialisti ORL, il messaggio è quindi duplice: la ripresa della deglutizione può essere rapida e favorevole, ma la percezione soggettiva del paziente deve restare parte integrante della valutazione postoperatoria e del counselling.