La deglutizione atipica, chiamata anche deglutizione disfunzionale o deviata, non è semplicemente un “modo sbagliato di mandare giù il cibo”. È un’alterazione di un gesto motorio molto complesso, che coinvolge lingua, labbra, mandibola, muscoli del volto, palato e vie aeree superiori. Durante una deglutizione correttala lingua si posiziona contro il palato e dietro gli incisivi superiori, contribuendo a spingere il bolo verso la faringe in modo coordinato. Nella deglutizione atipica, invece, la lingua assume un comportamento diverso: può spingersi in avanti contro i denti, insinuarsi tra le arcate dentarie oppure mantenere una postura scorretta anche a riposo. È proprio questa ripetizione quotidiana di schemi motori non fisiologici che, nel tempo, può interferire con l’equilibrio del distretto orofacciale. La letteratura descrive infatti la deglutizione atipica come un disturbo miofunzionale, spesso multifattoriale, frequentemente associato a malocclusioni e ad alterazioni della postura linguale, più che come un fenomeno isolato limitato all’atto del deglutire.
La deglutizione, del resto, è una funzione che non può essere separata dalle altre. Respirazione, masticazione, postura orale di riposo, articolazione del linguaggio e sviluppo craniofacciale dialogano continuamente tra loro. Per questo oggi si tende a collocare la deglutizione atipica all’interno del più ampio quadro dei disturbi miofunzionali orofacciali. In questo contesto la lingua non è solo l’organo che muove il cibo all’interno della bocca, ma una struttura che esercita pressioni costanti sulle arcate dentarie e contribuisce a modellare l’equilibrio neuromuscolare del volto. Quando questo assetto si altera, il problema non resta confinato al singolo gesto della deglutizione, ma può riflettersi, nel tempo, sulla crescita dentale, sull’occlusione, sulla respirazione orale e persino sulla chiarezza articolatoria di alcuni suoni.
Come cambia la deglutizione durante la crescita
Per capire quando una deglutizione diventa “atipica” bisogna partire dalla fisiologia. Nei primi mesi di vita il bambino non deglutisce come un adulto, e questo è del tutto normale. La deglutizione del neonato e del lattante è legata alla suzione e si fonda su un’organizzazione anatomica e funzionale diversa da quella successiva. La lingua occupa una parte molto ampia della cavità orale, la mandibola si muove con schemi ancora immaturi e il sigillo labiale ha un ruolo centrale nell’alimentazione. In questa fase la protrusione linguale non rappresenta una patologia, ma una componente fisiologica del sistema di suzione-deglutizione.
Con lo svezzamento, con l’eruzione dentaria e con la progressiva maturazione neuromuscolare, il modello cambia. La cavità orale si riorganizza, la lingua arretra progressivamente, la mandibola acquisisce movimenti più raffinati e la deglutizione si trasforma in un gesto più efficiente e più vicino al pattern adulto. In condizioni normali, la punta della lingua tende a trovare appoggio nella regione palatale anteriore, senza spingere in avanti contro gli incisivi. Il passaggio alla deglutizione matura, però, non avviene in un solo momento: è un processo graduale, influenzato dalla crescita, dall’alimentazione, dalla respirazione e dalle abitudini orali. Quando questa transizione non si compie in modo adeguato, alcuni tratti infantili persistono e possono consolidarsi come schema disfunzionale.
Questo punto è importante anche sul piano clinico perché evita due errori opposti. Il primo è patologizzare comportamenti del tutto normali nelle primissime fasi dello sviluppo. Il secondo, più frequente, è sottovalutare la persistenza di uno schema infantile oltre l’età in cui dovrebbe essere stato superato. Non ogni bambino che spinge la lingua in avanti durante alcuni atti orali ha una deglutizione atipica clinicamente rilevante, ma quando il pattern si mantiene, si ripete e si accompagna ad altre disfunzioni, allora il quadro merita una valutazione specialistica.
Quando il gesto scorretto diventa un problema funzionale
Il vero nodo della deglutizione atipica non è solo la presenza di un movimento anomalo, ma la sua ripetizione continua nel tempo. Deglutire è un atto che compiamo moltissime volte al giorno, non solo mentre mangiamo o beviamo, ma anche con la saliva. Se a ogni deglutizione la lingua esercita una spinta anteriore o interdentale, quella pressione, apparentemente modesta, si trasforma in un fattore meccanico costante. È proprio questa continuità a spiegare perché un’alterazione funzionale possa associarsi, nel lungo periodo, a modificazioni dell’equilibrio dentale e muscolare. Le revisioni più recenti indicano infatti un’associazione tra deglutizione atipica e malocclusioni, con particolare frequenza di cross bite posteriore, open bite anteriore e alterazioni dell’inclinazione degli incisivi, anche se il rapporto causale non va semplificato in modo eccessivo e probabilmente resta bidirezionale in molti casi.
In altre parole, non sempre è corretto dire che la deglutizione atipica “causa” da sola una malocclusione. In alcuni pazienti può essere un fattore di rischio, in altri una conseguenza adattativa di un’alterazione anatomica preesistente, in altri ancora una componente che si intreccia con respirazione orale, postura linguale bassa, abitudini viziate e crescita craniofacciale. Questa prudenza interpretativa è importante, perché consente di evitare spiegazioni troppo lineari per problemi che sono invece multifattoriali. È anche il motivo per cui la deglutizione atipica non dovrebbe mai essere affrontata come un disturbo isolato, ma come parte di una rete di funzioni tra loro interdipendenti.
Le cause sono quasi sempre molteplici
Nella pratica clinica, raramente esiste una sola causa. Più spesso la deglutizione atipica nasce dall’interazione di diversi fattori. Tra i più noti ci sono le abitudini orali protratte nella prima infanzia, come succhiamento del pollice, uso prolungato del ciuccio, biberon mantenuto oltre il necessario, mordicchiamento di oggetti o altre condotte che prolungano schemi orali immaturi. Anche il ritardo nell’introduzione di consistenze alimentari più impegnative può avere un ruolo, perché la maturazione della deglutizione passa anche attraverso l’esperienza motoria della masticazione.
Un’altra componente molto rilevante è la respirazione orale. Negli ultimi anni si è accumulata una letteratura crescente che collega la respirazione con la bocca a un rischio più elevato di deglutizione atipica. Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2024 ha mostrato che i soggetti con mouth breathing presentano un rischio significativamente più alto di deglutizione atipica, pur in presenza di notevole eterogeneità nei criteri diagnostici usati dagli studi. Questo significa che il legame esiste, ma richiede sempre una lettura clinica attenta. La respirazione orale può essere favorita da ostruzione nasale cronica, ipertrofia adenoidea o tonsillare, deviazione del setto, rinite allergica o altre condizioni che rendono poco efficiente il passaggio dell’aria attraverso il naso. Quando il bambino si abitua a respirare con la bocca aperta, cambia il tono labiale, cambia la postura linguale e cambia l’equilibrio dell’intero distretto orofacciale.
Non vanno dimenticate, inoltre, le condizioni neurologiche o neuromotorie, i traumi, alcune sindromi genetiche e le situazioni in cui il controllo motorio orale è compromesso. In questi casi la deglutizione atipica può inserirsi in un quadro più ampio di disfunzione miofunzionale. Anche per questo motivo la valutazione non dovrebbe mai fermarsi all’osservazione del solo atto deglutitorio, ma estendersi a respirazione, tono muscolare, postura orale di riposo, articolazione del linguaggio e quadro occlusale.
I segnali che possono farla sospettare
La deglutizione atipica non si presenta sempre in modo eclatante. In molti bambini il sospetto nasce da una combinazione di piccoli segnali. Il più tipico è la spinta della lingua contro gli incisivi o tra le arcate dentarie durante la deglutizione. A questo possono associarsi bocca spesso semiaperta, incompetenza labiale, postura linguale bassa a riposo, difficoltà a gestire correttamente i cibi più consistenti, masticazione inefficiente o frettolosa, e pronuncia alterata di alcuni fonemi, soprattutto quando la lingua tende a collocarsi in posizione interdentale anche nel parlato. La letteratura sui disturbi miofunzionali orali nei bambini con malocclusioni segnala infatti una frequente coesistenza tra alterazioni miofunzionali e disturbi articolatori, anche se i rapporti tra questi fenomeni non sono sempre lineari e identici in tutti i pazienti.
Dal punto di vista osservazionale, uno degli aspetti più utili è la postura a riposo. Una lingua costantemente bassa, protrusa o appoggiata in modo scorretto, insieme a un sigillo labiale inefficiente, può essere clinicamente più importante del singolo gesto deglutitorio osservato una volta sola. Allo stesso modo, il bambino che respira prevalentemente con la bocca, dorme a bocca aperta, russa o presenta frequenti infezioni delle alte vie aeree merita una valutazione ancora più completa, perché la disfunzione potrebbe non riguardare solo la lingua, ma l’intero equilibrio oro-nasofaringeo.
Quali conseguenze può avere nel tempo
Se la deglutizione atipica persiste e non viene intercettata, le conseguenze possono manifestarsi su più livelli. Quello più noto è il piano dento-occlusale. La letteratura segnala un’associazione con open bite anteriore, cross bite posteriore, proclivazione degli incisivi e altre alterazioni del rapporto tra le arcate. Non bisogna però immaginare un automatismo assoluto: non ogni deglutizione atipica produce le stesse modificazioni, e molto dipende dalla durata, dall’intensità della disfunzione, dalla crescita individuale e dalla presenza di altri fattori concomitanti, come respirazione orale e abitudini viziate.
C’è poi il piano muscolare e funzionale. Una lingua che lavora male spesso si accompagna a un assetto alterato della muscolatura periorale e masticatoria. Questo può tradursi in una masticazione poco efficiente, in un maggiore sforzo compensatorio delle labbra e del mento durante la deglutizione, in una postura orale instabile e in una persistenza di schemi motori poco economici. Alcuni autori includono questi quadri nel più ampio concetto di squilibrio muscolare orofacciale, cioè una condizione in cui funzioni come respirazione, deglutizione, masticazione e riposo linguale non risultano armoniche rispetto allo sviluppo delle strutture craniofacciali.
Infine c’è il piano logopedico e comunicativo. Nei bambini con malocclusioni sono state descritte associazioni con disturbi articolatori, soprattutto quando la postura linguale alterata interferisce con la produzione di suoni che richiedono un preciso contatto linguale. Anche in questo caso la relazione non è automatica, ma è abbastanza frequente da giustificare una valutazione integrata. In un bambino che presenta insieme respirazione orale, spinta linguale, malocclusione e difficoltà articolatorie, ha poco senso correggere uno dei fattori correlati al problema trascurando gli altri.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi di deglutizione atipica nasce prima di tutto dall’osservazione clinica. In genere il percorso comincia dal pediatra, dal dentista o dall’otorinolaringoiatra, ma la valutazione richiede spesso il contributo congiunto di più specialisti. Durante la visita si osservano la deglutizione, la postura della lingua a riposo, la respirazione, il sigillo labiale, la masticazione e l’assetto occlusale. L’anamnesi è essenziale: bisogna indagare uso di ciuccio e biberon, suzione del pollice, eventuali allergie o ostruzioni nasali, qualità del sonno, abitudini alimentari, difficoltà fonetiche e storia otorinolaringoiatrica.
Non esiste però un unico test universale e definitivo. Uno dei problemi messi in luce dalle revisioni più recenti è proprio la mancanza di uniformità nei criteri diagnostici. Questo vale sia per la deglutizione atipica sia per la respirazione orale. Per questo la diagnosi resta in larga misura clinica e funzionale, supportata, quando necessario, da esami strumentali o da protocolli standardizzati di valutazione miofunzionale. Più che la ricerca di un singolo esame “risolutivo”, conta l’integrazione dei segni osservati e la capacità del team di ricostruire l’intero profilo funzionale del paziente.
Il trattamento: perché deve essere multidisciplinare
Una volta posta la diagnosi, il trattamento non può ridursi a un semplice esercizio da fare ogni tanto. La deglutizione atipica richiede un percorso personalizzato, che affronti sia il sintomo sia i fattori che lo mantengono. Se il bambino continua a respirare con la bocca per un’ostruzione nasale, se usa ancora il ciuccio o se presenta una malocclusione importante, il lavoro sulla lingua da solo rischia di essere insufficiente o instabile nel tempo. Ecco perché l’approccio corretto è multidisciplinare: logopedista o terapista miofunzionale, ortodontista, otorinolaringoiatra, pediatra e, nei casi necessari, allergologo o altri specialisti devono lavorare in modo coordinato.
Il cardine della riabilitazione è la terapia miofunzionale orofacciale. Lo scopo non è soltanto “insegnare a mettere bene la lingua”, ma ricostruire un equilibrio funzionale più ampio. Gli esercizi puntano in genere a migliorare la postura linguale a riposo, la competenza labiale, il controllo respiratorio, la coordinazione durante la deglutizione e la consapevolezza del gesto. Le revisioni disponibili descrivono la terapia miofunzionale come un intervento utile nel correggere tongue thrust (la spinta liguale) e disturbi miofunzionali correlati, soprattutto quando viene inserita in un piano più ampio e seguita con costanza. Va però detto con onestà che, pur essendo promettente e ampiamente usata nella pratica clinica, la qualità metodologica degli studi non è sempre elevata e l’eterogeneità dei protocolli rende difficile confrontare i risultati in modo perfettamente uniforme.
Il rapporto con l’ortodonzia
Quando la deglutizione atipica si accompagna a malocclusioni, il trattamento ortodontico può essere necessario. Tuttavia, uno dei punti più condivisi in letteratura è che l’ortodonzia, da sola, non sempre basta. Se la funzione rimane alterata, cioè se la lingua continua a spingere in avanti e la respirazione resta orale, la correzione occlusale può essere meno stabile o andare incontro a recidiva. È proprio qui che la collaborazione tra ortodontista e logopedista diventa decisiva: l’una agisce sulla struttura, l’altro sulla funzione. Separare troppo questi due livelli significa spesso ottenere un miglioramento incompleto.
In definitiva, la deglutizione atipica non è un dettaglio marginale dello sviluppo. È un segnale funzionale che può raccontare molto dell’equilibrio complessivo tra lingua, labbra, respirazione, denti e crescita craniofacciale. Intercettarla presto non significa medicalizzare ogni variante individuale, ma riconoscere quando un pattern disfunzionale sta diventando stabile e può lasciare tracce nel tempo. Più la valutazione è precoce e integrata, più è probabile che gli interventi siano efficaci e vi sia un impatto minore sullo sviluppo futuro del bambino.
Bibliografia
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