Tra i tumori del distretto testa-collo, il carcinoma squamocellulare è la forma più comune di neoplasia maligna della cavità orale e delle prime vie aeree e digestive. Data la localizzazione critica, sede di funzioni fisiologiche fondamentali, sia le lesioni tumorali sia i trattamenti tradizionali, basati sulla chirurgia seguita dalla chemio-radioterapia, possono provocare danni funzionali con effetti significativi sulla qualità di vita dei pazienti.
Nell’ambito della ricerca clinica l’attenzione è quindi orientata a individuare strategie con una buona efficacia terapeutica e al contempo in grado di preservare le funzioni e la qualità di vita di chi riceve i trattamenti.
Nei casi di carcinoma squamocellulare localmente avanzato e resecabile, un approccio che sta dando risultati promettenti nel migliorare il controllo della malattia e favorire la preservazione d’organo è la chemioterapia neoadiuvante associata all’immunoterapia.
Uno studio recente, condotto in un centro clinico universitario in Cina, ha valutato in tale setting l’efficacia e la sicurezza di un approccio chemio-immunoterapico neoadiuvante con pembrolizumab associato a docetaxel e cisplatino.
Uno studio sulla chemio-immunoterapia neoadiuvante
Nello studio prospettico di fase II, a braccio singolo, sono stati arruolati 52 pazienti, 45 dei quali uomini, con un’età mediana di 61 anni. Tutti avevano un carcinoma squamocellulare della regione testa-collo localmente avanzato e resecabile e sono stati trattati con pembrolizumab (200 mg), docetaxel (50 mg/m2) e cisplatino (50 mg/m2) ogni 3 settimane, per un totale di 2 cicli.
Al termine del trattamento, il protocollo prevedeva la chirurgia oppure, in caso di rifiuto del paziente o impossibilità a eseguire l’intervento, il proseguimento della chemio-immunoterapia o la chemio-radioterapia.
L’endpoint primario era il tasso di risposta obiettiva (ORR), mentre gli endpoint secondari includevano la risposta patologica completa della lesione primaria (pCR), la sopravvivenza (OS), la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sicurezza del trattamento.
I risultati: efficacia e sicurezza
In totale, 49 pazienti hanno completato i due cicli di trattamento neoadiuvante: 27 sono stati sottoposti a resezione chirurgica, mentre 22 hanno proseguito con trattamenti non chirurgici.
Dopo i 2 cicli di trattamento, una risposta obiettiva è stata rilevata in 43 pazienti (ORR 87,8%), con 10 risposte complete e 33 parziali. Tra i 27 pazienti sottoposti a chirurgia, 12 (44,4%) hanno ottenuto una risposta patologica completa della lesione primaria e 15 (55,6%) una risposta patologica maggiore.
A 6 mesi la PFS è risultata dell’89,8%, a 12 mesi dell’87,5% e a 18 mesi del 72,7%, mentre i tassi di OS sono stati rispettivamente del 95,9%, del 93,6% e dell’84,9%.
Nei pazienti sottoposti a chirurgia il rischio di morte è risultato inferiore rispetto a quello registrato nel gruppo di pazienti che non sono stati sottoposti all’intervento.
Per quanto riguarda la sicurezza e la tollerabilità, nel complesso la chemio-immunoterapia è risultata gestibile e il profilo di sicurezza in linea con quello noto per i trattamenti somministrati.
In particolare, gli eventi avversi più frequenti sono stati nausea/vomito (12,2% dei casi), fatigue (10,2%), rash cutaneo (8,2%) e neurotossicità (8,2%). Eventi avversi di grado 3 e 4 sono stati osservati rispettivamente nel 24,5% e nel 4,1% dei pazienti.
Indicazioni per la pratica
I risultati dello studio supportano le evidenze cliniche precedenti riguardo alle buone prospettive terapeutiche della chemio-immunoterapia neoadiuvante nel carcinoma squamocellulare della testa e del collo localmente avanzato e resecabile.
In particolare, la chemio-immunoterapia neoadiuvante con pembrolizumab associato a docetaxel e cisplatino in questo setting ha dimostrato un’elevata attività antitumorale e un profilo di sicurezza accettabile.
I tassi di risposta alla terapia registrati nello studio supportano il potenziale ruolo di questo approccio nel migliorare gli esiti clinici e favorire la conservazione delle funzioni d’organo, e suggeriscono l’importanza di condurre ulteriori studi randomizzati con follow-up a lungo termine.