Il russamento non rappresenta necessariamente una condizione patologica, ma può essere il primo segnale di un’ostruzione delle vie aeree superiori associata a desaturazioni notturne, sonnolenza diurna e importanti conseguenze sulla qualità di vita e sulla sicurezza del paziente. La gestione dei disturbi respiratori del sonno richiede pertanto un approccio multidisciplinare, nel quale l’otorinolaringoiatra affianca neurologi, pneumologi, nutrizionisti, radiologi e chirurghi maxillo-facciali.
Secondo Angelo Camaioni, già Presidente SIO, Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, il contributo dello specialista ORL non si limita alla correzione delle ostruzioni meccaniche a livello nasale e faringeo, ma comprende lo studio approfondito dei diversi possibili siti di collasso, inclusi il palato, la base della lingua e l’epiglottide. Il monitoraggio cardiorespiratorio notturno, oggi eseguibile anche a domicilio, deve essere integrato con un’attenta valutazione clinica e con tecniche diagnostiche quali la drug-induced sleep endoscopy, che consente di osservare direttamente la dinamica delle vie aeree durante un sonno farmacologicamente indotto.
L’identificazione precisa della sede e del meccanismo dell’ostruzione permette di orientare il trattamento verso soluzioni personalizzate, che possono comprendere la correzione dei disturbi nasali e faringei, i dispositivi di avanzamento mandibolare, gli interventi maxillo-facciali e, nei casi opportunamente selezionati, la chirurgia robotica della base linguale e dell’epiglottide. Parallelamente, la gestione del peso, l’alimentazione e l’attività fisica rappresentano elementi fondamentali nel favorire la regressione o nel limitare la progressione della malattia.
L’evoluzione delle conoscenze e delle tecnologie ha quindi trasformato il ruolo dell’otorinolaringoiatra, oggi parte integrante del percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti con russamento, apnee ostruttive e desaturazioni notturne.