Si è chiuso a Roma il 112° Congresso Nazionale della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale, un appuntamento che ha restituito l’immagine di una disciplina in piena trasformazione: sempre più tecnologica, multidisciplinare e internazionale, ma chiamata al tempo stesso a difendere il valore clinico dell’ascolto, della formazione e della relazione medico-paziente. All’Auditorium Parco della Musica, dal 27 al 30 maggio, il congresso presieduto dal professor Marco Radici ha riunito 578 relatori di 13 nazionalità e 691 contributi scientifici tra panel, simposi, tavole rotonde, corsi e letture magistrali.
La scienza e le opinioni: il confronto come metodo
Il titolo scelto per questa edizione, “La scienza e le opinioni”, ha rappresentato bene il filo conduttore dei lavori: non solo aggiornamento scientifico, ma confronto tra scuole, generazioni e sensibilità diverse dell’otorinolaringoiatria italiana. In un momento in cui la specialità è attraversata da innovazioni diagnostiche, chirurgiche e organizzative, il congresso ha posto al centro il tema del dialogo come strumento di crescita professionale e scientifica.
La discussione sulle nuove tecnologie ha attraversato molte sessioni, dalla chirurgia otologica agli strumenti diagnostici avanzati, fino al rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza collettiva nel decision making ORL. Un tema non solo tecnico, ma anche culturale: l’accelerazione dei processi diagnostici e decisionali, pur offrendo opportunità concrete per il sistema sanitario, impone di interrogarsi su ciò che rischia di essere sacrificato nella pratica clinica quotidiana.
Lo ha sottolineato il professor Marco Radici, presidente del congresso e direttore dell’UOC di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Isola Tiberina di Roma, richiamando la necessità di custodire il tempo dell’ascolto, dell’osservazione e della relazione. Per Radici, la vera sostenibilità della medicina non può fondarsi solo su efficienza e rapidità, ma deve ripartire dal rapporto tra medico e paziente.
Dall’intelligenza artificiale alla responsabilità clinica
Robotica, diagnostica avanzata e intelligenza artificiale sono stati tra i grandi protagonisti del congresso, ma il messaggio emerso con forza è che l’innovazione non può essere separata dalla competenza di chi la utilizza. In questo senso, il tema della formazione ha assunto un ruolo centrale anche nel passaggio di consegne alla guida della Società.
Il professor Marco De Vincentiis, presidente uscente della SIOeChCF e presidente del 113° Congresso Nazionale previsto nel 2027, ha indicato proprio la formazione dei giovani specialisti come priorità per il prossimo appuntamento. L’obiettivo non è difendersi dall’innovazione, ma garantire che ogni nuovo strumento venga affidato a professionisti capaci di interpretarlo, governarlo e inserirlo correttamente nella cura del paziente.
È un punto particolarmente rilevante per una disciplina come l’otorinolaringoiatria, nella quale la trasmissione del sapere resta profondamente legata all’esperienza clinica e chirurgica. Le tecnologie possono ampliare le possibilità diagnostiche e terapeutiche, ma non sostituiscono il passaggio di competenze “da medico a medico, da mano a mano, da generazione a generazione”, come ha ricordato De Vincentiis.
Le aree cliniche: sonno, vertigine, poliposi e oncologia
Il programma scientifico ha confermato l’ampiezza del perimetro clinico dell’ORL contemporanea. Tra i temi discussi, ampio spazio è stato dedicato al ruolo di immunità, ambiente e nutrizione nell’infiammazione e nel cancro. In questo ambito si sono inseriti gli interventi del professor Riccardo Piunti, con una sessione sull’impatto dei PFAS, e del professor Paolo Bossi, che ha affrontato le basi biologiche e ultrastrutturali dell’immunità nei processi infiammatori e oncologici.
Grande attenzione anche alle patologie ad alto impatto sociale, come i disturbi respiratori del sonno e le sindromi vertiginose, condizioni che interessano milioni di italiani e che rimangono spesso sottodiagnosticate. Nel caso dell’apnea ostruttiva del sonno, il congresso ha affrontato anche il tema del gender gap nella diagnosi e nel trattamento, con particolare riferimento al ritardo diagnostico nelle donne.
Sul fronte internazionale, il professor Olivier Vanderveken, dell’Universitair Ziekenhuis Antwerpen, ha illustrato le più recenti innovazioni chirurgiche per i pazienti con disturbi respiratori del sonno. Un altro focus rilevante ha riguardato la poliposi naso-sinusale, patologia cronica ad alto impatto sulla qualità di vita, con attenzione all’impiego dei farmaci biologici e ai più recenti approcci terapeutici.
Il congresso ha inoltre dato spazio alla riabilitazione funzionale in ORL e alla cosiddetta patologia di confine, confermando la progressiva evoluzione della specialità verso modelli di presa in carico sempre più integrati e multidisciplinari.
La nuova presidenza SIOeChCF
La chiusura del congresso ha coinciso con un passaggio istituzionale importante: il professor Michele Barbara, direttore delle Unità operative dell’Ospedale Di Venere e dell’Ospedale San Paolo della ASL Bari, ha assunto la presidenza della SIOeChCF, succedendo al professor Marco De Vincentiis. Resterà in carica fino a maggio 2027.
Nel suo intervento, Barbara ha richiamato la necessità di rafforzare il profilo professionale dell’otorinolaringoiatria italiana, una specialità che ogni anno garantisce oltre 200mila ricoveri, 225mila interventi chirurgici e 7 milioni di prestazioni ambulatoriali. Numeri che, secondo il nuovo presidente, raccontano un’area clinica ad alto valore, ma ancora non sempre adeguatamente riconosciuta nelle politiche sanitarie nazionali.
La nuova presidenza si apre dunque con tre parole chiave: formazione, ricerca e rappresentanza istituzionale. A queste si affianca il valore del lavoro collegiale, che resta uno degli elementi identitari della Società e della comunità ORL italiana.
Una specialità sempre più internazionale
Il 112° Congresso SIOeChCF ha confermato anche la dimensione internazionale della Società. La presenza di relatori provenienti da Cina, Spagna, Francia, Canada, Turchia, Svizzera, Germania, Belgio, Polonia, Stati Uniti e Olanda ha dato al programma un profilo ampio e aperto al confronto globale.
Tra le sessioni di respiro internazionale, il dialogo tra specialisti italiani e cinesi, raccolto sotto il titolo “E se Marco Polo avesse avuto il mal di gola?”, ha testimoniato la continuità di una collaborazione scientifica che supera i confini nazionali.
Alla fine dei lavori, il messaggio consegnato alla comunità ORL appare chiaro: l’innovazione tecnologica è ormai parte integrante della disciplina, ma il futuro dell’otorinolaringoiatria italiana dipenderà dalla capacità di integrare nuovi strumenti, competenza clinica, formazione dei giovani specialisti e centralità della relazione di cura.