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Chirurgia ORL e tromboembolismo venoso: una metanalisi ridefinisce il profilo di rischio

Chirurgia ORL e tromboembolismo venoso: una metanalisi ridefinisce il profilo di rischio

Lo sviluppo di linee guida dedicate all’ORL potrebbe migliorare la stratificazione perioperatoria del rischio e ridurre morbilità e mortalità correlate al VTE.

In questo articolo

Nella chirurgia otorinolaringoiatrica il tromboembolismo venoso (VTE) è un evento raro, ma non trascurabile, con differenze significative tra le diverse aree della disciplina e con fattori di rischio specifici che non sempre sono ben intercettati dai modelli generali oggi in uso. È questa la conclusione principale della systematic review sistematica con meta-analisi firmata da Shannon S. Wu, del Department of Otolaryngology–Head and Neck Surgery, Division of Facial Plastic & Reconstructive Surgery, Stanford University School of Medicine, e pubblicata su Otolaryngology–Head and Neck Surgery. Gli autori sottolineano inoltre che lo sviluppo di linee guida dedicate all’ORL potrebbe migliorare la stratificazione perioperatoria del rischio e ridurre morbilità e mortalità correlate al VTE.

Il lavoro ha incluso 212 studi pubblicati tra il 1976 e il 2025, per un totale di 2.779.113 pazienti adulti sottoposti a chirurgia otorinolaringoiatrica. L’analisi ha considerato come outcome principali il tromboembolismo venoso nel suo complesso, la trombosi venosa profonda (DVT) e l’embolia polmonare (PE). Nel campione globale, il tasso medio di eventi è risultato pari allo 0,8% per il VTE, allo 0,6% per la DVT e allo 0,5% per la PE. Gli autori osservano però un’elevata eterogeneità tra gli studi, elemento che suggerisce cautela nell’interpretazione e conferma quanto il rischio vari in base a setting, procedura, popolazione trattata e modalità di follow up.

Un dato clinicamente rilevante riguarda il contesto assistenziale. Nei lavori che riportavano il setting chirurgico, il tasso medio di VTE era del 2,7% nelle procedure prevalentemente in ospedale, contro lo 0,2% in quelle soprattutto ambulatoriali, con una differenza statisticamente significativa. Anche questo risultato rafforza l’idea che il rischio tromboembolico in ORL non possa essere considerato uniforme.

Le differenze tra le sottospecialità ORL

L’analisi per sottospecialità mostra che i tassi più elevati di VTE si osservano in rinologia, con un valore medio di 0,013, seguita da otologia e chirurgia testa-collo, entrambe a 0,010. Valori inferiori sono stati documentati in chirurgia plastica e ricostruttiva facciale, chirurgia ORL generale, sleep surgery e laringologia. All’interno della chirurgia testa-collo, il rischio è risultato significativamente più alto negli interventi ablativi oncologici, con o senza ricostruzione microvascolare, rispetto alla chirurgia endocrina.

Gli autori propongono alcune chiavi interpretative interne ai dati raccolti. In rinologia, soprattutto nella chirurgia endoscopica della base cranica, il rischio potrebbe essere influenzato da fattori come immobilizzazione postoperatoria, impiego di drenaggio lombare e maggiore prudenza nell’uso della chemioprofilassi per il timore di complicanze emorragiche intracraniche. In otologia, il timore di sanguinamento intracranico o intracocleare può analogamente condizionare la strategia antitrombotica.

Uno degli aspetti più utili del lavoro è l’identificazione di fattori di rischio ricorrenti. Tra quelli più frequentemente associati al VTE compaiono età avanzata, obesità, fumo, comorbilità cardiache e polmonari, neoplasia e durata prolungata dell’intervento. A questi si aggiungono variabili più specifiche della pratica ORL, come l’uso di lembi liberi o peduncolati, regioni delle gambe utilizzate per il prelievo di tessuto, la dissezione del collo, il drenaggio lombare, alcune endocrinopatie preoperatorie e la malnutrizione. Nella chirurgia testa-collo sono emersi anche fattori intraoperatori e postoperatori come ipotensione, ipotermia, oliguria, allettamento e degenza prolungati.

Secondo gli autori, molti di questi elementi non sono adeguatamente rappresentati nei modelli di stratificazione attualmente adottati, compreso il Caprini score, che in diversi studi si è dimostrato utile, ma non costantemente predittivo. Proprio per questo la review suggerisce la necessità di uno strumento più aderente alle peculiarità della chirurgia ORL.

Chemioprofilassi: ampia variabilità e nessuna relazione lineare con VTE o sanguinamento

Tra i 53 studi che descrivevano il regime di chemioprofilassi, gli autori hanno rilevato una marcata eterogeneità per farmaco, dosaggio, timing e durata. Nel complesso non è emersa una correlazione significativa tra tasso di utilizzo della chemioprofilassi e tasso di VTE, né tra chemioprofilassi e sanguinamento maggiore. Questo non viene interpretato come assenza di utilità della profilassi, ma piuttosto come riflesso di una pratica clinica selettiva e prudente, adattata al profilo di rischio del singolo paziente e al bilanciamento con il rischio emorragico.

Il messaggio finale della review è quindi pragmatico: il tromboembolismo venoso in ORL è poco frequente, ma merita una valutazione personalizzata, soprattutto nelle aree a rischio più elevato. Per gli autori, il passo successivo è costruire linee guida specifiche per la specialità, capaci di integrare sia i fattori trombotici sia quelli emorragici tipici della chirurgia otorinolaringoiatrica.

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