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C’è correlazione tra disbiosi intestinale e rinosinusite cronica?

C’è correlazione tra disbiosi intestinale e rinosinusite cronica?

I soggetti con diversi tipi di rinosinusite cronica presentano anche una disbiosi intestinale con caratteristiche specifiche per fenotipo ed endotipo.

In questo articolo

La rinosinusite cronica (CRS) non è solo un’infiammazione locale delle cavità nasali e dei seni paranasali: secondo un’analisi basata sul sequenziamento del gene 16S rRNA di campioni fecali, i soggetti con diversi tipi di rinosinusite cronica presentano anche una disbiosi intestinale con caratteristiche specifiche per fenotipo ed endotipo, e queste differenze si associano a indicatori clinici e infiammatori di severità. È la conclusione dello studio coordinato da Tongli Li, del Department of Otorhinolaryngology Head and Neck Surgery dello Shanxi Provincial People’s Hospital di Taiyuan, in Cina, pubblicato su The Laryngoscope.

La notizia interessa da vicino l’otorinolaringoiatra perché si inserisce nel filone, ormai maturo, degli “assi” tra intestino e altri distretti corporei: dopo l’asse intestino-polmone e quello intestino-pelle, qui l’attenzione si sposta sull’alto tratto respiratorio, con la rinosinusite cronica che rappresenta uno dei quadri più eterogenei e difficili da “etichettare”. In altre parole, non basta più dire rinosinusite cronica: conta la presenza o meno di polipi, conta il tipo di infiammazione tissutale, conta l’impronta immunologica. E, in questa cornice, l’ipotesi degli autori è chiara: se la rinosinusite cronica è caratterizzata da una disregolazione immunitaria, il microbiota intestinale potrebbe essere uno degli attori che orientano (o riflettono) questi processi.

Dal fenotipo all’endotipo

Allo studio hanno partecipato 68 pazienti con rinosinusite cronica e 33 controlli sani, reclutati in un singolo centro in Cina tra aprile 2023 e febbraio 2024. I pazienti sono stati classificati in 4 categorie, in base alla presenza o assenza di polipi nasali (fenotipo)e alla conta degli eosinifili (endotipo):

  • rinosinusite cronica eosinofila con poliposi nasale (ECRSwNP)
  • rinosinusite cronica eosinofila senza poliposi nasale (ECRSsNP)
  • rinosinusite cronica non eosinofila con poliposi nasale (NonECRSwNP)
  • rinosinusite cronica non eosinofila senza poliposi nasale (NonECRSsNP).

L’analisi del microbiota fecale è stata condotta con sequenziamento del gene 16S rRNA (regione V3–V4) per valutare diversità e composizione dei campioni fecali, includendo anche analisi di correlazione con gli indicatori clinici.

Sul piano clinico, la severità è stata descritta combinando misure “oggettive” (punteggio Lund–Mackay, calcolato in base ai risultati della TC, e punteggio Lund–Kennedy, che deriva dall’analisi endoscopica) con i risultati di un test (SNOT-20) utilizzato per valutare la severità dei sintomi riportati dai pazienti. 

Dai risultati ottenuti è emerso che valori più elevati di questi punteggi indicano una maggiore severità della rinosinusite. Inoltre, lo studio ha confermato che il fenotipo con polipi nasali è il più severo, mentre non è emersa alcuna differenza nella gravità della malattia tra i due endotipi di uno stesso fenotipo.

Un’impronta intestinale diversa nelle forme con e senza polipi

I risultati ottenuti mediante sequenziamento dei campioni fecali dimostrano una disbiosi intestinale nei diversi sottotipi di rinosinusite cronica. Per esempio, l’abbondanza dei membri del phylum Proteobacteria e dei suoi principali generi (Escherichia–Shigella e Klebsiella) sono risultati significativamente ridotti in tutti i pazienti con rinosinusite rispetto ai controlli sani, mentre nei pazienti con poliposi nasale è stata osservata una maggiore abbondanza del phylum Bacteroidetes e, in parallelo, una riduzione del phylum Actinobacteria e del genere Bifidobacterium.

Il quadro si complica quando si guarda alle differenze più specifiche tra endotipi. Gli autori segnalano generi batterici che emergono soprattutto nei pazienti con rinosinusite eosinofilica, come Prevotella_9, e altri che aumentano in modo più evidente nelle forme eosinofiliche con polipi, come Roseburia e Coprococcus, noti in letteratura per essere produttori di acidi grassi a catena corta.

Correlazioni cliniche: quando il microbiota “segue” severità e infiammazione

Un elemento di valore clinico, in un lavoro che per forza di cose resta osservazionale, è il tentativo di mettere in relazione i generi batterici con misure che l’otorinolaringoiatra usa ogni giorno. 

Le analisi di correlazione riportate dagli autori indicano per esempio che molti dei generi più rappresentati mostrano associazioni con alcuni parametri clinici. In particolare, è stato osservato che:

  • il genere Escherichia-Shigella, a seconda del fenotipo dei pazienti (con e senza poliposi nasale) mostra una correlazione rispettivamente positiva o negativa con il punteggio radiologico (Lund–Mackay) e la conta degli eosinofili
  • il genere Prevotella_9 mostra una correlazione positiva con la percentuale di eosinofili in entrambi i fenotipi
  • l’abbondanza di Bifidobacteria risulta correlata positivamente al punteggio del test SNOT-20 e negativamente alla conta degli eosinofili in entrambi i fenotipi.

Per il clinico, questi segnali non cambiano la gestione immediata dei pazienti, ma suggeriscono che le differenze significative del microbiota intestinale osservate nei vari sottotipi di rinosinusite cronica potrebbero essere correlate a differenti quadri clinico-patologici e che, di conseguenza, il microbiota intestinale potrebbe rappresentare un potenziale fattore in grado di influenzare la classificazione della CRS

Tuttavia, vista la natura osservazionale dello studio, che non permette di individuare un nesso di causalità tra i fenomeni descritti, e il numero limitato di pazienti (tutti provenienti da un unico centro), non è possibile chiarire con precisione i meccanismi attraverso i quali la disbiosi intestinale contribuisce alla patogenesi della rinosinusite e il modo in cui i microbi commensali mediano questi processi. 

Questi limiti non tolgono però importanza al messaggio dello studio, ovvero considerare la rinosinusite cronica come una malattia sistemica, in cui l’immunità mucosale del distretto rinosinusale dialoga con segnali provenienti da lontano. Per l’otorinolaringoiatra, è un invito a guardare “oltre il naso” senza abbandonare la precisione clinica: fenotipo, endotipo e severità restano il perno decisionale, ma la biologia “a monte” potrebbe offrire nuovi strumenti per capire perché due pazienti apparentemente simili seguono traiettorie diverse.

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