/
/
Carcinoma nasofaringeo, P85-Ab migliora lo screening EBV per la diagnosi precoce

Carcinoma nasofaringeo, P85-Ab migliora lo screening EBV per la diagnosi precoce

Studio uscito su JAMA Otolaryngology - Head & Neck Surgery ha confrontato le prestazioni diagnostiche del test P85-Ab (anti-BNLF2b) con quelle dei due principali approcci di screening basati sull’Epstein-Barr.

In questo articolo

Il carcinoma nasofaringeo è la neoplasia più frequente del rinofaringe ed è caratterizzato da una peculiare distribuzione geografica ed etnica, con alti tassi di incidenza nel Nord Africa, nel Sud-Est asiatico e nella Cina meridionale. Tale distribuzione è strettamente correlata alla presenza di specifici fattori di rischio; tra questi, l’infezione da virus di Epstein-Barr (EBV) svolge un ruolo determinante nella quasi totalità dei casi. Per questo motivo, le strategie di screening di questa neoplasia si sono concentrate principalmente sull’identificazione di biomarcatori correlati all’EBV

Tra i principali approcci diagnostici utilizzati vi sono il dosaggio combinato degli anticorpi VCA-IgA/EBNA1-IgA, caratterizzato da elevata sensibilità e buona specificità diagnostica, e l’analisi del DNA libero circolante dell’EBV, che presenta un’accuratezza diagnostica ancora superiore, sebbene la fattibilità del test sia limitata da costi più elevati e da una maggiore complessità tecnica. Recentemente, il test P85-Ab, basato sulla rilevazione di anticorpi diretti contro la proteina virale codificata dal gene BNLF2b dell’EBV, è stato identificato come un nuovo promettente  biomarcatore per lo screening del carcinoma nasofaringeo. 

Al fine di valutarne il potenziale impiego nei programmi di screening e verificarne la capacità di migliorare la specificità e il valore predittivo positivo nella diagnosi precoce della malattia, è stato condotto un ampio studio multicentrico che ha confrontato le prestazioni diagnostiche del test P85-Ab con quelle del dosaggio anticorpale VCA-IgA/EBNA1-IgA e dell’analisi del DNA libero circolante dell’EBV.

Lo studio

Lo studio multicentrico caso-controllo è stato condotto in sei ospedali di Taiwan e ha coinvolto 892 pazienti adulti con nuova diagnosi di carcinoma nasofaringeo istologicamente confermata, arruolati prima dell’inizio di qualsiasi trattamento oncologico (età media 48,6 anni; 78,6% maschi), e 1.804 soggetti di controllo privi di neoplasia, selezionati negli stessi ospedali e appaiati ai casi per età e sesso (età media 48,1 anni; 70,0% maschi). 

Per ciascun partecipante sono stati analizzati tre biomarcatori associati all’EBV: il P85-Ab, gli anticorpi VCA-IgA/EBNA1-IgA e il DNA plasmatico dell’EBV. 

Lo studio ha confrontato le prestazioni diagnostiche dei tre approcci di screening, valutandone sensibilità, specificità, curve ROC, valore predittivo positivo e numero necessario di soggetti da sottoporre a screening.

P85-Ab, un biomarcatore promettente per sensibilità e specificità

Dai dati ottenuti è emerso che il 92,5%  dei pazienti con carcinoma nasofaringeo (751 su 812) è risultato positivo al test P85-Ab, mentre è risultato negativo il 98,7% dei controlli (1.725 sui 1.748), confermando l’elevata accuratezza diagnostica del biomarcatore. Il test P85-Ab ha mostrato inoltre una sensibilità del 92,5% e una specificità del 98,7%, valori superiori rispetto al punteggio del dosaggio anticorpale EBV VCA-IgA/EBNA1-IgA, che presentava una sensibilità dell’88,4% e una specificità del 94,9%. 

Le prestazioni diagnostiche di P85-Ab sono invece risultate comparabili a quelle dell’algoritmo basato sul DNA circolante dell’EBV, che ha evidenziato una sensibilità del 93,2% e una specificità del 98,1%.

L’analisi stratificata in base allo stadio della malattia ha evidenziato come la sensibilità del test P85-Ab rimanesse sostanzialmente stabile sia nelle forme precoci sia in quelle avanzate di carcinoma nasofaringeo (92,9% vs 93,0%). Al contrario, il punteggio dell’analisi anticorpale EBV mostrava sensibilità inferiori sia negli stadi precoci (87,1%) sia negli stadi avanzati (89,3%). L’algoritmo del DNA EBV presentava invece una sensibilità più bassa nelle forme iniziali di malattia (87,0%), ma più elevata negli stadi avanzati (96,1%). 

Nel complesso, il test P85-Ab ha dimostrato quindi sensibilità superiore rispetto agli altri due approcci diagnostici nella rilevazione del carcinoma nasofaringeo in fase precoce, mantenendo al tempo stesso un’elevata specificità diagnostica.

Accuratezza diagnostica e valore predittivo del test P85-Ab

L’analisi ROC, utilizzata per valutare l’accuratezza dei diversi approcci diagnostici, ha mostrato che il test P85-Ab e il tradizionale dosaggio anticorpale EBV VCA-IgA/EBNA1-IgA hanno una capacità molto simile di distinguere i pazienti con carcinoma nasofaringeo dai soggetti sani, confermando l’elevata accuratezza diagnostica di entrambi i metodi.

L’efficienza pratica dei tre approcci di screening è stata valutata calcolando il numero necessario di persone da sottoporre a screening (NNS) per identificare un caso di carcinoma nasofaringeo. I risultati hanno evidenziato che, all’aumentare dell’incidenza della malattia, diminuiva il numero di soggetti da testare: con un’incidenza compresa tra 20 e 100 casi per 100.000 persone-anno, i valori di NNS erano molto simili tra i tre approcci, indicando che il test P85-Ab ha un’efficienza comparabile a quella del DNA circolante dell’EBV e leggermente migliore rispetto al test anticorpale tradizionale.

Anche il valore predittivo positivo (PPV), cioè la probabilità che un soggetto con test positivo abbia realmente la malattia, è risultato maggiore all’aumentare dell’incidenza del carcinoma nasofaringeo. Con un’incidenza di 20 casi per 100.000 persone-anno, il PPV era dello 0,4% per il dosaggio anticorpale EBV, dell’1,0% per il DNA dell’EBV e dell’1,4% per il test P85-Ab. Quando l’incidenza aumentava a 100 casi per 100.000 persone-anno, i valori di PPV salivano rispettivamente all’1,7%, al 4,7% e al 6,6%. Tra i tre approcci, il test P85-Ab ha mostrato i valori più elevati di PPV, suggerendo una maggiore affidabilità nell’identificare correttamente i veri casi di carcinoma nasofaringeo.

Conclusioni e prospettive future

Lo studio conferma che gli anticorpi P85-Ab rappresentano un biomarcatore promettente per lo screening e la diagnosi precoce del carcinoma nasofaringeo. Nonostante alcune limitazioni metodologiche dello studio, i risultati ottenuti supportano il potenziale impiego del test P85-Ab nei programmi di screening su larga scala. Saranno necessari ulteriori studi prospettici e multicentrici, condotti su popolazioni più ampie e diversificate, per confermarne la generalizzabilità, definirne il rapporto costo-efficacia e valutare l’eventuale integrazione con altri biomarcatori correlati all’EBV, al fine di ottimizzare le strategie di screening del carcinoma nasofaringeo.

Oppure effettua il login