Il trattamento dei carcinomi cutanei a cellule squamose del distretto testa-collo rappresenta una delle sfide più complesse per il team multidisciplinare. Si tratta spesso di tumori che interessano sedi anatomiche delicate, in cui chirurgia e radioterapia possono comportare conseguenze funzionali, estetiche e fisiche rilevanti. A questo si aggiunge il profilo dei pazienti, frequentemente anziani, fragili, immunodepressi o affetti da patologie ematologiche croniche.
Secondo Paolo Bossi, della Humanitas University di Milano, intervistato da The ENTologist durante il congresso SIO 2026, l’immunoterapia sta assumendo un ruolo sempre più significativo, soprattutto negli stadi localmente avanzati, in particolare terzo e quarto stadio, dove i risultati della sola chirurgia o della radioterapia possono essere meno soddisfacenti o gravati da sequele importanti. Il cemiplimab, inibitore di PD-1, ha mostrato dati rilevanti nel setting adiuvante, dopo chirurgia e radioterapia, con lo studio randomizzato C-POST che ha evidenziato una riduzione significativa del rischio di recidiva rispetto al placebo.
Un secondo ambito di forte interesse è quello del trattamento prima della chirurgia, nei pazienti non ancora sottoposti ad altre terapie. I dati di fase 2 pubblicati negli ultimi anni indicano che l’immunoterapia può ottenere risposte patologiche maggiori o complete in una quota consistente di pazienti, confermando l’elevata immunosensibilità di questi tumori. L’obiettivo è valutare la risposta del tumore in vivo, ridurre potenzialmente l’estensione degli interventi e limitare il rischio di esiti mutilanti o deficit estetico-funzionali.
La prospettiva, oggi, è quella di una strategia sempre più personalizzata, costruita all’interno di un gruppo multidisciplinare che coinvolga chirurgo, oncologo medico, radioterapista, radiologo, patologo e paziente. Nel carcinoma cutaneo squamoso del distretto testa-collo, l’immunoterapia non sostituisce le terapie locoregionali, ma può integrarsi con esse per migliorare il percorso terapeutico e ampliare le possibilità di trattamento nei casi più complessi.