Un’elevata assunzione quotidiana di bevande zuccherate (sugar-sweetened beverages, SSB) è associata a un rischio significativamente aumentato di carcinoma della cavità orale (OCC) nelle donne, anche in assenza di altri fattori di rischio tradizionali come fumo e alcol. È quanto emerge da un ampio studio longitudinale pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery, coordinato dalla ricercatrice Yiwen Zhang della Harvard T.H. Chan School of Public Health.
Secondo i risultati dell’indagine, le donne che consumavano una o più SSB al giorno presentavano un rischio di OCC 4,87 volte superiore rispetto a chi ne consumava meno di una al mese. Tra le partecipanti non fumatrici o fumatrici leggere, il rischio era comunque 3,71 volte superiore, e saliva fino a 5,46 volte tra le donne che né fumavano né bevevano alcol.
Incidenza in aumento nelle donne a basso rischio
Il carcinoma della cavità orale è in crescita, in particolare tra le donne non fumatrici e giovani, nonostante il calo dei casi legati al fumo. L’eziologia nei soggetti senza esposizione a tabacco o alcol rimane in gran parte sconosciuta e non sembra legata al papillomavirus umano (HPV). Tra i fattori sospettati, l’alimentazione occidentale ad alto contenuto di zuccheri aggiunti è al centro dell’interesse scientifico, e le bevande zuccherate sono un indicatore chiave di questo pattern dietetico.
Lo studio ha analizzato i dati di 162.602 donne partecipanti a due grandi coorti statunitensi: il Nurses’ Health Study (follow-up 1986–2016) e il Nurses’ Health Study II (follow-up 1991–2017). L’assunzione di SSB è stata monitorata ogni quattro anni tramite questionari validati, e i casi di OCC sono stati identificati escludendo quelli potenzialmente associati a HPV.
Il consumo di SSB includeva bibite zuccherate gassate (cola e non-cola), limonate e tè dolci. I modelli statistici sono stati aggiustati per numerosi fattori confondenti, tra cui consumo calorico, fumo, alcol, BMI e carico glicemico.
I risultati: rischio aumentato e indipendente da altri fattori
Nel corso di 30 anni di follow-up sono stati registrati 124 casi di OCC. Le donne che consumavano almeno una SSB al giorno avevano un rischio quadruplicato rispetto al gruppo di riferimento. L’associazione è risultata significativa anche:
- Tra non fumatrici o fumatrici leggere: HR 3,71 (IC 95%, 1,37–10,05)
- Tra non bevitrici o bevitrici leggere: HR 5,38 (IC 95%, 2,23–12,97)
- In entrambe le condizioni (non fumatrici/bevitrici): HR 5,46 (IC 95%, 1,75–17,07)
Il rischio risultava aumentato anche analizzando separatamente i sottositi: 4,53 volte per il carcinoma della lingua e 5,24 per altri sottositi orali.
Il rischio assoluto rimane basso (3 casi in più ogni 100.000), ma la forza dell’associazione suggerisce una potenziale eziopatologia emergente per l’OCC in soggetti a basso rischio.
Meccanismi ipotizzati
I ricercatori ipotizzano diversi meccanismi biologici attraverso cui le bevande zuccherate potrebbero contribuire allo sviluppo del carcinoma della cavità orale. Uno dei principali sospetti è il ruolo dell’infiammazione cronica e della disbiosi orale, condizioni che possono essere indotte dall’elevato consumo di zuccheri semplici, in particolare dello sciroppo di mais ad alto fruttosio (HFCS), spesso presente nelle SSB. Questi fattori potrebbero compromettere le barriere mucosali e facilitare alterazioni nella proliferazione cellulare, favorendo processi carcinogenetici.
Un altro possibile meccanismo coinvolge l’asse insulina–IGF-1: l’HFCS può determinare picchi glicemici e insulinici che, nel tempo, promuovono resistenza all’insulina e livelli elevati di IGF-1, con attivazione di vie intracellulari che favoriscono la crescita tumorale, l’angiogenesi e modificazioni dell’espressione genica. Anche la malattia parodontale, già riconosciuta come fattore di rischio per l’OCC, risulta associata a un’elevata assunzione di HFCS.
I coloranti presenti in molte bevande zuccherate sono inoltre ricchi di prodotti finali di glicazione avanzata (AGEs), noti per le loro proprietà pro-infiammatorie. Infine, la coerenza e la forza dell’associazione osservata tra SSB e OCC, anche dopo aggiustamenti statistici multipli, suggerisce che un effetto infiammatorio diretto e locale sulla mucosa orale possa essere particolarmente rilevante rispetto ad altri tipi di tumore non gastrointestinali, come quello mammario, per cui non sono emerse associazioni simili.
Punti di forza e limiti dello studio
Questo lavoro presenta diversi elementi di solidità metodologica. È infatti il primo studio ad aver esplorato in modo sistematico e su ampia scala l’associazione tra consumo di bevande zuccherate e carcinoma della cavità orale. Il grande numero di partecipanti e la struttura longitudinale delle due coorti (NHS e NHSII) hanno consentito non solo un lungo follow-up, ma anche la possibilità di analizzare sottogruppi di popolazione a basso rischio, che normalmente sono difficili da studiare con sufficiente potenza statistica. Un ulteriore punto di forza risiede nella modalità di raccolta dei dati dietetici, effettuata prima della diagnosi e ripetuta nel tempo, il che riduce i rischi di bias di richiamo e migliora la validità delle stime.
Tuttavia, lo studio presenta anche alcune limitazioni da considerare nella lettura dei risultati. Il numero assoluto di casi di OCC è stato relativamente basso, con conseguente minore precisione statistica, come indicato dagli ampi intervalli di confidenza. Inoltre, la popolazione in studio era composta esclusivamente da donne, prevalentemente di etnia bianca, il che pone dei limiti alla generalizzabilità dei risultati a uomini o a gruppi etnici diversi. Va inoltre segnalato che non sono stati raccolti dati approfonditi sull’istopatologia delle neoplasie, e che le abitudini di consumo delle bevande zuccherate potrebbero variare significativamente nelle generazioni più giovani, portando a possibili sovra- o sottostime dell’associazione osservata.
Conclusioni e implicazioni cliniche
Lo studio suggerisce che le bevande zuccherate possono rappresentare un nuovo fattore di rischio per il carcinoma orale, anche nelle donne che non presentano esposizione a tabacco o alcol. Sebbene il rischio assoluto sia basso, la forte associazione osservata supporta politiche sanitarie volte alla riduzione del consumo di zuccheri per la prevenzione di malattie croniche, inclusi alcuni tipi di cancro.
Ulteriori ricerche, soprattutto in coorti miste e più diversificate, saranno fondamentali per confermare questi risultati e chiarire i meccanismi alla base del legame tra dieta e tumori del cavo orale.