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Anosmia: quando l’olfatto svanisce

Anosmia: quando l’olfatto svanisce

Analisi clinica della perdita dell'olfatto e delle possibili cause, dall’infiammazione nasale alle patologie neurodegenerative, con indicazioni su approcci diagnostici e terapeutici mirati.

In questo articolo

Per molto tempo, la perdita dell’olfatto è stata un disturbo di cui si parlava poco, spesso relegato a un sintomo accessorio di altre malattie. Poi è arrivata la pandemia di Covid-19, e milioni di persone in tutto il mondo hanno sperimentato per la prima volta una sensazione inaspettata: non riuscire più a percepire alcun odore. Da allora, l’anosmia – questo il termine medico per indicare la scomparsa totale dell’olfatto – è entrata nel vocabolario comune. Ma, al di là del coronavirus, le cause che possono ridurre o annullare la capacità di riconoscere gli odori sono numerose, così come le possibili strategie per affrontarle.

Che cosa significa “perdere l’olfatto”

Per capire l’anosmia, occorre ricordare come funziona il nostro sistema olfattivo. Nella parte più profonda delle cavità nasali esiste una piccola ma fondamentale zona ricoperta da mucosa olfattiva. Qui si trovano cellule specializzate in grado di “catturare” le molecole odorose presenti nell’aria. Quando respiriamo, queste molecole si legano ai recettori presenti sulla superficie di queste cellule, generando segnali elettrici che viaggiano lungo le fibre nervose fino ai bulbi olfattivi, due piccole strutture poste alla base del cervello. Da lì, le informazioni vengono inviate a diverse aree cerebrali – come il talamo, la corteccia olfattiva, l’amigdala e l’ippocampo – dove vengono elaborate e trasformate nella percezione cosciente di un odore.

Quando questo complesso circuito si interrompe, il risultato può essere la riduzione dell’olfatto (iposmia) o la sua scomparsa completa (anosmia). Nel primo caso, i profumi risultano attenuati, come se fossero avvolti da un velo. Nel secondo, non arrivano più segnali riconoscibili e il mondo diventa inodore.

Questa perdita sensoriale non riguarda solo la percezione dei profumi: influenza anche il gusto. Non a caso, chi soffre di anosmia spesso lamenta che “tutto ha lo stesso sapore”. In realtà, ciò che viene compromessa non è la capacità della lingua di percepire il dolce, il salato, l’amaro o l’acido, ma quella di cogliere le sfumature aromatiche che derivano dagli odori rilasciati dagli alimenti durante la masticazione. L’olfatto contribuisce in modo determinante alla percezione del gusto, e quando viene a mancare il piacere del cibo può diminuire sensibilmente, con il rischio di ridurre l’appetito, perdere peso e, nei casi più estremi, andare incontro a malnutrizione.

Perché si può perdere l’olfatto

Non esiste un’unica causa di anosmia. A volte è un fenomeno transitorio, altre volte il danno è permanente. Le origini possono essere banali o molto complesse.

Fra le situazioni più comuni ci sono le infezioni delle vie respiratorie superiori: un semplice raffreddore, una sinusite, un’influenza possono provocare gonfiore della mucosa nasale e produzione di muco, ostacolando il passaggio dell’aria e impedendo alle molecole odorose di raggiungere i recettori. In questi casi, il disturbo si risolve generalmente con la guarigione dell’infezione.

Anche le allergie respiratorie, specie se persistenti, possono influire sull’olfatto. Quando l’infiammazione è intensa e cronica, può portare alla formazione di polipi nasali – piccole masse di tessuto molle che occupano lo spazio delle cavità nasali e dei seni paranasali, bloccando l’aria e gli odori. La poliposi è una delle cause più frequenti di anosmia reversibile, ma richiede spesso interventi terapeutici specifici.

Ci sono poi cause più insidiose. Alcune malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson o l’Alzheimer, possono esordire proprio con una riduzione dell’olfatto, ben prima che compaiano i sintomi più noti. In altri casi, patologie come la sclerosi multipla o certi tumori cerebrali danneggiano le vie nervose coinvolte nell’olfatto. Traumi cranici e incidenti possono lesionare direttamente i nervi olfattivi o le aree cerebrali che interpretano gli odori, portando a una perdita improvvisa e, talvolta, irreversibile.

Anche alcune terapie mediche possono avere effetti collaterali sull’olfatto. Alcuni farmaci, come determinati chemioterapici o il metotressato, e trattamenti come la radioterapia a testa e collo, possono compromettere in modo temporaneo o permanente la funzione olfattiva. Persino interventi chirurgici a livello nasale, se complicati, possono lasciare come conseguenza una riduzione dell’olfatto.

Non mancano infine le cause ambientali e comportamentali: l’esposizione a sostanze chimiche irritanti o tossiche, l’inalazione prolungata di polveri industriali e il fumo di sigaretta sono tutti fattori che possono danneggiare i recettori olfattivi. In rarissimi casi, l’anosmia è congenita, ossia presente fin dalla nascita, come avviene nella sindrome di Kallmann.

Come si fa la diagnosi di anosmia

Valutare la funzione olfattiva non è semplice come misurare la vista o l’udito, ma esistono test standardizzati che permettono di avere un quadro obiettivo. Uno dei più diffusi è l’UPSIT (University of Pennsylvania Smell Identification Test), in cui al paziente vengono proposti diversi odori da riconoscere. Il punteggio ottenuto aiuta a stabilire la gravità del deficit.

Una volta confermata la presenza di anosmia o iposmia, il passo successivo è capirne la causa. L’otorinolaringoiatra è lo specialista di riferimento. L’esame inizia con un’ispezione delle cavità nasali, spesso con una sonda flessibile dotata di telecamera (fibroscopia), per individuare eventuali infiammazioni, polipi o alterazioni anatomiche. Se si sospetta un problema più profondo, come un tumore o una lesione neurologica, può essere richiesta una risonanza magnetica della testa, che consente di visualizzare anche le aree cerebrali coinvolte.

In base alla storia clinica del paziente, possono essere prescritti esami del sangue o valutazioni neurologiche. Fattori come l’età, eventuali malattie concomitanti e precedenti interventi chirurgici vengono sempre presi in considerazione nella definizione del quadro diagnostico.

È possibile recuperare l’olfatto?

La prognosi varia enormemente da caso a caso. Quando la perdita è legata a un’infezione virale o a una condizione infiammatoria delle vie nasali, le probabilità di recupero sono buone. Una sinusite virale, per esempio, può risolversi spontaneamente nel giro di una o due settimane. Se invece l’infezione è batterica, può essere necessario un trattamento antibiotico, associato a farmaci decongestionanti o corticosteroidi inalatori per ridurre il gonfiore della mucosa.

Nelle allergie respiratorie, il controllo dell’infiammazione attraverso antistaminici o corticosteroidi può riportare la funzione olfattiva alla normalità. Quando la causa è la poliposi nasale, si tenta inizialmente un approccio farmacologico; se questo non basta, si può valutare un intervento di chirurgia endoscopica per rimuovere i polipi e ripristinare la pervietà delle vie aeree. Negli ultimi anni sono stati introdotti anche farmaci biologici, come gli anticorpi monoclonali, che si sono dimostrati efficaci nel ridurre i polipi e migliorare l’olfatto.

Purtroppo, nei casi in cui l’anosmia è legata a malattie neurodegenerative, il recupero è improbabile: i danni alle vie nervose centrali non sono attualmente reversibili. Lo stesso vale per la perdita di olfatto associata all’invecchiamento fisiologico, dovuta a una progressiva riduzione del numero e dell’efficienza dei recettori olfattivi.

Dopo un trauma cranico, invece, l’esito dipende dal tipo di lesione: se il danno riguarda solo la mucosa olfattiva o le vie nasali, può esserci un recupero spontaneo o facilitato da un intervento chirurgico correttivo; se invece sono compromesse le strutture nervose centrali, il deficit può essere permanente.

Vivere senza olfatto

Anche quando non è possibile recuperare la funzione olfattiva, imparare a convivere con la sua perdita è importante. L’anosmia non è solo una questione sensoriale: può influire sulla sicurezza (per esempio, non percepire odori di gas o fumo) e sul benessere psicologico, riducendo il piacere del cibo e delle esperienze quotidiane.

Per questo, in chi ha perso l’olfatto in modo permanente, può essere utile adottare strategie pratiche: installare rilevatori di fumo e gas in casa, prestare maggiore attenzione alla conservazione degli alimenti, arricchire l’esperienza gustativa puntando su consistenze e temperature diverse. Anche il supporto psicologico può essere prezioso, soprattutto quando la perdita dell’olfatto si associa a calo dell’umore o isolamento sociale.

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