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Acufene cronico, la terapia cognitivo-comportamentale diventa digitale

Acufene cronico, la terapia cognitivo-comportamentale diventa digitale

L’app include quattro componenti principali: educazione sulla malattia, esercizi di rilassamento, training cognitivo e attivazione comportamentale.

In questo articolo

Una mobile app terapeutica che integra counseling educazionale e componenti di terapia cognitivo-comportamentale (CBT) può ridurre in modo significativo il distress e la compromissione funzionale associati all’acufene cronico, con un beneficio mantenuto anche dopo la fine del trattamento. È quanto emerge da uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con un’app fittizia di controllo, priva di contenuto terapeutico, coordinato da Koichiro Wasano, MD, PhD, del Department of Otolaryngology, Head and Neck Surgery della Tokai University School of Medicine, in Giappone, e pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery. Il risultato è rilevante perché l’acufene cronico resta una condizione priva di terapia curativa e la gestione clinica si concentra soprattutto sulla riduzione dell’impatto sulla qualità di vita.

Un bisogno clinico ancora poco coperto

L’acufene è una condizione frequente, eterogenea e influenzata da fattori uditivi, fisiologici e psicologici. Nei pazienti con sintomi cronici può associarsi a disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, ansia e depressione, con ricadute rilevanti sulla vita quotidiana. Le evidenze disponibili supportano l’utilità della terapia cognitivo-comportamentale nel ridurre la disabilità correlata all’acufene, tanto che la CBT (Cognitive Behavioral Therapy) è raccomandata in diverse linee guida. Nella pratica, tuttavia, l’accesso a percorsi strutturati resta limitato, perché richiede professionisti formati, tempo clinico e risorse organizzative non sempre disponibili nei diversi setting otorinolaringoiatrici.

In questo contesto si inserisce il razionale delle digital therapeutics, interventi software clinicamente validati e potenzialmente scalabili, in grado di standardizzare contenuti educazionali e strategie di autogestione. L’app valutata nello studio giapponese è stata sviluppata per pazienti con acufene cronico e includeva quattro componenti principali: educazione sulla malattia, esercizi di rilassamento, training cognitivo e attivazione comportamentale. L’obiettivo non era eliminare il sintomo, ma favorire l’abituazione: ridurre i pensieri catastrofici  e le interpretazioni disadattive, includendo un allenamento a spostare l’attenzione lontano dall’acufene, migliorare il controllo del percepito e corregge i comportamenti di evitamento, in cui i pazienti evitano le attività per paura di peggiorare l’acufene, sostenendo il ritorno ad attività piacevoli. 

Lo studio: 60 pazienti, app attiva contro sham app

Il trial ha incluso 60 adulti con acufene cronico da lieve a severo, randomizzati in rapporto 1:1 a utilizzare per 16 settimane l’app terapeutica o una app di controllo simile per aspetto e funzioni di registrazione, ma priva dei contenuti specifici per l’acufene e degli elementi di CBT. Dopo la fase di trattamento è seguito un follow-up di 8 settimane, durante il quale le funzioni terapeutiche sono state bloccate e rimaneva disponibile solo la registrazione dei dati. L’endpoint primario era la variazione del punteggio al Tinnitus Handicap Inventory (THI) dal basale alla settimana 16; tra gli endpoint secondari erano inclusi Tinnitus Functional Index, fastidio e controllo dell’acufene, ansia, depressione, insonnia e impressione globale di miglioramento riferita dal paziente.

Alla settimana 16, il gruppo trattato con l’app in studio ha mostrato una riduzione media del THI pari a – 16,8 punti, mentre nel gruppo di controllo si è osservato un aumento di 3,6 punti. La differenza tra gruppi nella variazione del THI è stata di – 20,4 punti, con un intervallo di confidenza al 95% da – 28,2 a – 12,6. Il beneficio è rimasto clinicamente significativo anche alla settimana 24, otto settimane dopo la conclusione della fase terapeutica, con una differenza tra gruppi di – 18,3 punti. Inoltre, il 70% dei pazienti nel gruppo app attiva ha raggiunto la soglia di miglioramento clinicamente importante del THI, rispetto al 27% del gruppo di controllo; il 40% dei pazienti trattati con l’app attiva è arrivato a un punteggio compatibile con assenza di disabilità, contro il 7% nel gruppo di controllo.

Implicazioni per la pratica ORL

I risultati riguardano un campione limitato e dovranno essere confermati in studi più ampi, ma suggeriscono una possibile evoluzione del percorso di presa in carico dell’acufene cronico. Per l’otorinolaringoiatra, una app terapeutica validata potrebbe rappresentare uno strumento complementare per offrire counseling strutturato e strategie CBT-based anche dove non sia disponibile un accesso diretto a psicologi o terapeuti esperti in acufene. Non sostituisce la valutazione clinica, audiologica e la gestione delle eventuali comorbilità, ma può contribuire a rendere più uniforme e accessibile un intervento oggi spesso difficile da implementare.

Sul piano della sicurezza, lo studio non ha rilevato eventi avversi seri né malfunzionamenti del dispositivo con potenziale rischio per la salute. Un solo caso di peggioramento dell’acufene è stato riportato nel gruppo di controllo. L’aderenza è risultata elevata in entrambi i gruppi, pari all’86,2% con l’app attiva e al 91,5% con la app di controllo. Nel complesso, il lavoro di Wasano e colleghi rafforza l’idea che le terapie digitali possano trovare spazio anche nell’ambito audiologico e otoneurologico, soprattutto per condizioni croniche in cui l’efficacia clinica dipende dalla continuità del percorso, dall’educazione del paziente e dalla capacità di integrare strategie di coping nella vita quotidiana.

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